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L'affare Sonia 27

“Diciamo che resterebbe in famiglia!” “Capisci che hai rovinato la mia vita?” “Non essere tragico, in fondo ti ho reso ricco, no?”
“L’hai fatta sposare con uno che non ama e ha un figlio mio!”
“Ma che dici?” 
 “Dico che Peter è mio figlio e tu mi hai reso le cose difficili!”
 “D’altra parte sono lo zio della tua amata, potevi dirmelo prima, potevo aiutarti”.
“Tu con i tuoi sporchi giochetti a manovrare tutti i membri della tua famiglia come pedine”.
“Ognuno porta dentro i suoi fallimenti Santo!"
“Non bisogna dare mai niente per scontato, è questo il segreto Krups. Ti sei cullato pensando che tutto ciò che avevi accumulato fosse la certezza e invece hai perso tutto!”
“Santo ti offro un’ultima possibilità di recuperare Sonia. Cedimi le mie navi ad un prezzo ragionevole. Metterò mani a banche straniere e lei, sapendoti vivo e non ricco, si catapulterà da te!” “No Krups, grazie, questa volta non ci casco. Diciamo che ti ho in pugno. Dopo che ho vinto la scommessa, hai cercato di uccidermi per riprenderti il denaro e perché avevi capito che da quel momento sarei diventato un nome. Hai avuto paura di me, tanta da non lasciarti attraversare, nemmeno per un attimo, dal dubbio che avrei potuto farcela”.
 “Almeno rendimene due, così da lasciarmi vivere ancora quel poco che mi resta Santo, te le pagherò il doppio!” “Krups, sei patetico, adesso sono io ad impartire ordini e farò in modo che tu li esegua altrimenti dirò in giro alcune cosette sul tuo conto che ti faranno scendere dal piedistallo su cui stai da un bel po’. Non fare una parola del nostro incontro con Sonia o te ne pentirai; non azzardarti a dire in giro che Santo Stazio è vivo, sarò io a decidere quando e come dirlo; non intentare causa sul mio conto. E questo è tutto ciò che ho da dirti”.
Krups in un primo momento aveva una tale ira che pensava di riuscire ad ammazzarlo con le sue mani, poi ascoltando le parole di Santo si rese conto di avere davanti un uomo che forse non  conosceva o non lo immaginava così pieno di amarezza, impotente di fronte alla cecità e soprattutto un uomo solo. Ci fu un attimo in cui pensò che almeno una volta nella vita vale la pena dare prova del nostro amore verso il prossimo e stava per dargli la mano perché si era mostrato un vero uomo, capace di resistere alle conseguenze e aspettare il momento giusto per rientrare in scena. Le considerazioni lo portarono a constatare che la sua posizione era invece veramente da biasimare, non c’era stato da parte sua una sola azione di carattere. Chi era veramente da compatire era lui, era lui l’uomo più solo perché senza alcun motivo e a causa dell’invidia più bassa, aveva fatto di Santo la sua vittima scelta. Con la mano appena alzata per andare incontro a quella di Santo, si ritrasse sul nascere, al pensiero di essere un fallito e un uomo non sopporta di prendere atto del suo fallimento.


Alcuni giorni dopo quell’incontro fatidico, Santo riverso sul divano, fuori al porticato, guardava per l’aria le ombre dei suoi occhi. Pensava a suo figlio, un maschio! Che sensazione. Due lacrime scesero dagli occhi bui quasi a renderli più vivi e a spazzare via il dolore come le ombre che impedivano di vedere. Paloma di sottecchi vedeva il padrone e sembrava volesse piangere anche lei, poi facendo finta di niente gli si avvicinò e gli offrì un bicchiere di birra fredda: “Su padrone, manda giù quest’elisir e vedrai che la malinconia passerà”. “Paloma questa è la cosa che un cieco non accetterà mai: essere spiato nei momenti in cui non vorrebbe e non potersi difendere!” “Questo potrebbe essere anche un punto a suo favore perché induce gli altri a mettersi nei suoi panni e sentire sulla propria pelle i pensieri che lo attanagliano. Tu sai che ti voglio bene come un figlio e come una mamma so che soffri molto. La sofferenza è per un animo sensibile Santo, non per tutti e la tua la si sente nell’aria, la si respira come il profumo dei fiori a primavera. Bisognerebbe portare qui le tue ragazze, ti farebbero compagnia”.
Come un bambino si aggrappò a Paloma sfogando il suo dolore nel suo grembo. In quel momento si sentiva il bambino che non era stato e il profumo di cucinato impregnato nella stoffa lo riportava a sua madre, ricordandosi di non essere stato quasi mai abbracciato da lei come faceva ora Paloma. Il pianto lo rese più leggero, tranquillo, più vero, più forte.
“Paloma starai pensando di avere un padrone che è piuttosto un bambino!”
“No signore, penso di avere un padrone che è un vero uomo! Forte non significa essere duri ma dare ascolto a quello che dentro parla, che come un bambino ci pone sempre tanti quesiti. La tua forza nasce dal fatto che sai ascoltare la vita e cerchi di dare delle risposte”. 
 “Paloma ho un figlio con Sonia e non posso vederlo, turberei la sua serenità e lo confonderei. Sonia potrebbe pensare che andrei da lei per mio figlio e non perché la amo”.
“Santo tu devi lasciare lavorare il destino. Diceva il mio caro padre Sanchez che l’uomo deve ascoltare il proprio cuore al tramonto, quando in lui ci sono i pensieri migliori, perché alla fine della giornata è come la fine della nostra vita e produciamo le cose più belle perché c’è in noi la speranza. Durante il giorno c’è il caos ma a sera, con la quiete e il tramonto del sole siamo più veri. Tu adesso dovresti pregare per riavere la vista così che tu possa osservare il tramonto e ritrovare te stesso”. Nell’attesa che il destino lavorasse per lui come diceva Paloma, Santo non poteva fare a meno di pensare a Sonia e decise di partire per Santa Cruz, per sentire il profumo dei luoghi in cui si aveva incontrato Sonia. Filippo prenotò lo stesso hotel dove era stato la prima volta. Quando fu lì, si affacciò a quel balcone dove anni prima aveva udito voci e suoni piacevoli. Paloma fece il suo angelo custode ed erano come una piccola famiglia composta da madre e due figli, se non fosse stato per il distacco di Santo nei confronti dei due. Filippo era cresciuto col suo padrone ed era diventato un uomo sicuro di sé e molto vigile, ma non aveva perso la sua vena scherzosa e allegra propria della gente di Sorrento. Da quando il padrone era diventato non vedente, era più loquace e lo rendeva partecipe di tutto ciò che succedeva intorno a loro. Gli raccontava tutto ciò che vedeva in modo ironico e serio, intessendo conversazioni spiritose  ma dette in modo serio da loro. Era come lanciare un amo a Santo, nella speranza che abboccasse per farlo divertire e allontanarlo dalla ormai malinconia di sempre. “Beato te che non vedi perché se tu potessi vedere quello che vedo io i tuoi occhi soffrirebbero di più Santo”. “Ah sì e che cosa vedi di tanto disgustoso?”

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