Per aggiungere "Il mio sole" ai tuoi Blog e Siti Preferiti del web clicca questo rigo!

Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.

L'affare Sonia 11

“Ti devo parlare,” le disse:                                                                                            
"Pensi che servano ancora le parole?” rispose lei ormai facendosene una ragione.                                             
“ Se c’è una cosa in te che ho sempre rispettato e mi ha attratto è la tua intelligenza, pronta, dolce, sensibile, capace di intuire ogni minimo cambiamento.                                                                     
"Per il resto non hai rispettato più niente, rispose lei  consapevole di volerlo indurre a parlare.            “Sarò franco, ho incontrato Sonia a Santa Cruz, per puro caso o fortuna come vuoi? A Lagos purtroppo non ci sono andato. Una tempesta mi ha spezzato una gamba e sono stato ingessato per più di venti giorni senza muovermi in una camera d’albergo. Non ti ho detto quello che mi era successo poiché non volevo turbarti, tu che eri già in ansia per la partenza, ti saresti fatta in quattro per venire da me, questo lo so”.
Intanto Alida lo guardava impietosita per ciò che gli era successo e in quel momento partecipava alla sua sofferenza. Poi subito la tensione tornò quella di prima. Santo riprese: “Ho rivisto Sonia a casa dell’armatore Krups, che è suo zio ed io nemmeno lo sapevo. L’incontro è difficile raccontarlo.  Non credevo ai miei occhi, lei ai suoi. Pian piano ci siamo riavvicinati, ci siamo raccontati le nostre rispettive vite”. Seguì un silenzio interminabile, durante il quale ciascuno fece sue le proprie considerazione. Lei non aveva la forza di dire più nulla, lui pensò di essere stato indelicato. A volte ci sono bugie terapeutiche, così come altre volte sono imperdonabili.
                                                                                                                                                      
 “ Lo so e non puoi capire il mio stato d’animo sapendo che sono l’artefice di tanto dolore . Mai più avrei immaginato di incontrare di nuovo Sonia. Ora sono nel caos più completo. Lo sai che sono sempre stato sincero con te, forse tra noi l’amicizia ha sempre funzionato più dell’amore e non riesco a nasconderti niente anche se volessi”.                                                                                           
Alida non riuscì a trattenere le lacrime. Piangeva come sanno piangere bene i bambini. Non riusciva più a pensare, né a fare progetti per il futuro. Stava vivendo qualcosa che non le apparteneva. Santo era diventato come un estraneo per lei, consapevole del fatto che non era più suo. Era ritornata la rivale che tanto tempo prima le aveva dato la possibilità di amarlo.
 Dopo quella discussione Alida prese la decisione di tornarsene a casa di sua madre. Quando ebbe preparato tutto quanto doveva portare, Santo le disse che sarebbe stato lui a lasciare la casa. Si sarebbe trasferito a casa di sua madre. Era più giusto che in quella casa ci vivesse lei con le bambine. La situazione precipitò in breve tempo.
 Di giorno Santo andava a trovare le bambine, giocava con loro, si occupava di lei che aveva bisogno di cure. La moglie non lasciò che si avvicinasse più a lei. Lo guardava come chi non si rende conto di come fossero cambiate le cose da un momento all’altro. Ad un tratto tutto le sembrò niente, la stessa vita scialba e senza senso. Si sentì sola e vecchia all’improvviso anche con quella vita nuova dentro di lei. 
                                                                                                                                                        
“ Non devi essere così drastica, le disse un giorno la madre, “ vedrai che col tempo capirà e il dispiacere si allontanerà e tu nemmeno lo avvertirai. Lascia che torni pure a casa sua, è pur sempre tuo marito non puoi scacciarlo.
                                                                                                                                     
“ No mamma , deve stare lontano da me . Non posso accettarlo. Non posso e non può calpestare i miei sentimenti.“ 
                                                                                                                                                                 
“ Ma così facendo, se ci fosse una piccola possibilità, lo stai cacciando via . Rendi le cose più difficili“.
A queste parole Alida fu più cauta. Era vero, malgrado avesse avuto tanta voglia di abbracciarlo, lo aveva scacciato, allontanato.                                                                                            
I sentimenti talvolta vanno espressi e non repressi. Perché privarsi delle sue manifestazioni d’amore? Perché non amare quell’uomo anche se lui non provava più lo stesso sentimento per lei? Pensò di rendere l’aria meno tesa pensò  di mostrarsi in modo meno rigido. Preparò un dolce e una cenetta fatta di pizzette con fiori di zucchine, mozzarelline, pomodori conditi e affettati. Santo apprezzò il buon profumo e intuì che la moglie aveva qualcosa da dirgli. Gli disse che quella era anche casa sua e non era giusto che si allontanasse.
Era più giusto anche  per le bambine che avevano tanto bisogno del loro papà. Lui sentì in quelle parole un sincero ripensamento di lei e ritornò a casa.                               

Sonia rimase di nuovo sola, sconvolta dalla partenza di Santo. Ancora non aveva digerito tutte le emozioni  provate che già doveva concentrarsi sulle difficoltà quotidiane. Partì anche lei in anticipo e, come pretesto, addusse la mancanza delle figlie che cominciava a pesarle. Voleva tornare a casa e sistemare le sue cose per avere presto la possibilità di stare accanto a lui per sempre. Si amavano da sempre, si erano ritrovati e non avevano più intenzione di lasciarsi. Santo era un uomo eccezionale che racchiudeva tutte le caratteristiche che lei amava in un uomo: testardo, semplice, privo di alcuna diplomazia o astuzia, molto legato ai propri affetti e al lavoro. Quanto amava quel suo modo di fare  semplice e paziente. Santo non si spazientiva mai e lei poteva chiedergli la luna, lui era sempre lì a dargliela. L’armatore era all’oscuro di tutto questo. Egli aveva cercato solo di far distrarre la nipote. Era stato lui inconsapevolmente l’artefice del distacco dei due innamorati a suo tempo impedendo al padre di Sonia, suo fratello, di accasare la figlia con un nullatenente. E sempre inconsapevolmente era stato l’artefice del loro ritrovarsi.                        

 Il fatto di un’intesa tra i due non lo toccava proprio in quanto il capitano era sposato. Sonia gli riferì che sarebbe partita e lui non la trattenne. Ritornò al suo mondo ovattato e perbenista, falso e noioso. Tutto era artefatto e niente poteva essere paragonato a Santo. Lui apparteneva al suo mondo interiore, rappresentava la freschezza, la voglia di vivere, la semplicità spiazzante. Ricordava le corse in spiaggia, i baci che si erano scambiati. Ora sembrava che appartenessero a quel lontano passato e tutto svaniva, evaporava in un domani ancora incerto e difficile. Sonia pensava che tutto sommato era stata lei la debole tra i due. Non era stata capace di opporre resistenza alla sua partenza. Come aveva potuto abbandonarlo quando provava gli stessi sentimenti per lui da una vita. Era stata lei a costringerlo a sposarsi, visto che lo aveva privato della possibilità di vivere insieme per sempre. Durante il viaggio di ritorno pensava a come risolvere il problema.                                                                                                                                                                          Il signor Krups, quella mattina recapitò tra le mani il biglietto scritto da Santo sotto le falsa identità di sua moglie. La cosa lo turbò molto. Il fatto strano fu che la moglie lo sapeva in India mentre doveva essere a casa abbondantemente da tempo. L’idea che non fosse ancora arrivato a Sorrento lo preoccupò. Aveva scommesso una bella cifra e non poteva permettersi di perdere, se non altro per orgoglio personale e poi perché John Krups vinceva sempre e comunque. Telefonò alla capitaneria del porto di Napoli per sapere se il mercantile Sonia fosse ormeggiato lì e la risposta fu positiva.

Krups pensò, allora, che Santo stesse barando o con lui o con la moglie. Da vecchio lupo di mare arguì che se barava con la moglie, la faccenda riguardava un’altra donna se, invece, barava con lui, aveva un disegno personale e voleva conoscerlo.                                                                                                   
Subito ingaggiò due bestioni da spedire sulla rotta del comandante per tenerlo sotto controllo. Dovevano sorvegliarlo con discrezione fino a missione compiuta. I due investigatori partirono per Sorrento per recuperare la preda e assicurarsi che stava lavorando per l’armatore. Il loro padrone aveva scommesso un bel po’ di soldi e se l’impresa fosse finita male, Krups sarebbe stato buttato via dal Golfo di Napoli.                                                                                                                                                                        
Intanto la signora Maggie da quando aveva scritto quelle righe non aveva saputo più nulla. Pensava che fosse strano e chiedeva quotidianamente della posta. Quel giorno il maggiordomo le riferì che il signor Krups l'aveva già ritirata e allora con scaltrezza e tatto come solo lei sapeva fare, andò a rovistare nello studio. Dopo aver guardato in tutti i cassetti, trovò la lettera e leggendone il contenuto intuì che il marito aveva già preso provvedimenti, sospettando ormai di Santo.  


Commenta...                                                                                                                                                                            





L'affare Sonia 10

Ci voleva un binocolo per vedere il nome della nave e mentre lo pensava si ricordò che una volta Santo ne aveva portato uno dal Giappone. Andò in camera da letto, tirò fuori una scatola molto grande dal guardaroba e la buttò sul letto perché molto pesante. Cadde seduta per non perdere l’equilibrio. Dalla scatola uscì una macchina fotografica e un binocolo. Afferrò il binocolo e uscì fuori. Perse un po’ di tempo per capire come funzionava, quando riuscì a capire il meccanismo, lo posizionò in direzione Capri e finalmente vide la nave quasi a poterla toccare con le mani.La squadrò da poppa a prua notando che doveva essere un mercantile dal colore e dalla merce che si affollava in coperta senza un ordine preciso. Poi ad un tratto lo posizionò più giù verso la carena e risalendo a prua potè leggere “SONIA”. Non ebbe dubbi, doveva essere Santo, sì proprio lui con una nave diversa. Ma perché Sonia. Oddio, di nuovo quel nome, quella donna. Era una persecuzione. Cadde di nuovo a sedere e riguardò quel nome! Non c’erano dubbi se la nave aveva quel nome era per la vera Sonia e allora Santo aveva bluffato. Era con lei che stava in quei giorni. Pensò a tutto il ritardo fatto, mai una telefonata, mai una parola dolce per lei. Oh, era disperata. Pianse come una bambina, tanto nessuna la sentiva. Singhiozzava e piangeva come se il mondo le fosse caduto addosso. Corse in casa, mise un paio di sandali comodi, prese le chiavi della macchina e uscì come una furia. Si diresse  a casa di Moreno a Sant’Agata. Quando arrivò al suo cancello, sulla strada principale, bussò   con quanta forza aveva nelle mani sul bottone del citofono. Un uomo rispose incavolato:


 “Ma chi è?”                                     
“Pronto, Moreno?”                                                                                                                                    “Si, sono io, chi è?”
“Sono Alida, apri, presto!”
Moreno scese le scale a quattro a quattro. Aveva sentito i singhiozzi e l’accoramento di Alida. Aveva solo dei bermuda addosso e un paio di zoccoli. In casa era solo. Lei era arrabbiata.
“Dimmi, brutto screanzato, eri venuto a parlarmi di Sonia, vero? Dillo. Dimmi che è così.” 
E strillando gli tirò prima le chiavi e poi uno schiaffo.                                                                              “Calmati, non fare così. Dimmi che cosa è successo?“
“Non lo sai tu che cosa è successo? Non conosci Sonia, non sai chi è Sonia, vero? Che amico sei che se non dici una verità. Dimmi!”
E giù a pestarlo di pugni.                                                                                     
Che cosa avrebbe dato Moreno per non vedere quello spettacolo. Era solo l’inizio di ciò che aveva presagito. Alida crollò sfinita. La prese in braccio e la portò dentro casa, la distese sul divano nel soggiorno e cominciò a soffiarla. Lei si riprese, ma l’emozione fu tale che non riuscì a muovere la bocca.                                                                                                                                         
“Come avrei potuto dirti una cosa del genere? Dovevo farti soffrire? Non puoi accusarmi di questo. Sarei stato solo un egoista!”                                                                                                           
“Tu sapevi, disse lei, sei venuto a casa per dirmi qualcosa, poi ti sei fermato, perché?”                     “Non puoi farmi questo”, rispose Moreno alzandosi e battendo un pugno alla parete.                     
“Ti ho sempre stimato e tu mi hai nascosto che mio marito se ne è stato tranquillamente con Sonia! Che stupida sono stata! La stupida Penelope ad aspettare  Ulisse e si divertiva con Circe. “ Alida parlava sottovoce. Moreno le si avvicinò per rincuorarla. “ La verità non è quella che ci devono dire gli altri, ma è dentro di noi. La verità è che io ti amo e invece hai sposato un uomo che ama un’altra! Questa è la verità e la sappiamo tutti e due, solo che ci ostiniamo e aspettiamo che gli altri parlino per farci soffrire di più! 
Quale altra verità dovevo dirti?”                                                                                                               
Alida si calmò perché aveva capito che Moreno diceva il vero era sincero.                                                                                                                                                       “Non dovevo sposare un uomo che ha nel cuore un’altra! Sono sempre stata innamorata di lui così timido, serio e un bel ragazzo. Le mie amiche mi dicevano: “Santo con te? Lui così robusto, alto, tu così tapina, avrà una schiera di donne accanto. Santo mi ha voluto bene! E’ sempre stato affettuoso, responsabile. Una volta mi ha detto che ero la sua roccia dove si rifugiava dopo ogni tempesta!” E dicendo queste parole piangeva, un pianto di ricordi, per ricordare il passato.”                                                                                                                                     
“Santo ti ha voluto bene fino a quando non ha incontrato di nuovo Sonia a Santa Cruz. Ora non ha importanza,tu hai il dovere di non soffrire, per questo bimbo che porti dentro.”                                                                                                                                                         E mentre le parlava, notò che si era accasciata era come svenuta. Moreno ebbe paura e chiamò il suo medico di fiducia che la fece ricoverare subito in ospedale per accertamenti.                                Moreno prima l’accompagnò e poi avvisò la famiglia spiegando quanto era successo. La versione di Moreno collimava perfettamente con quanto avevano trovato nell’appartamento di Alida: la scatola sul letto, il binocolo lasciato all’ingresso, nel bagno ancora un olezzo sgradevole e fuori al terrazzo la sdraio posizionata verso il mare. Moreno ritornò in ospedale in compagnia del fratello di Alida.
  I medici dissero che doveva stare sotto osservazione a causa del suo stato. Aveva avuto una forte emozione dalla quale non si era ancora ripresa. Moreno aspettò di saperne di più.           
Nel pomeriggio un altro medico uscì dalla stanza dirigendosi verso  Moreno: “Lei è il marito?”                           “Io…”                                                                                                                                                          “Guardi sua moglie ha avuto una minaccia d’aborto, è molto debole e sta in terapia. Non si può muovere, la gravidanza sarà difficile se portata a termine".           
“Capisco, rispose " Ritornò dai genitori di lei per diramare il nuovo bollettino medico. I genitori di Alida si arrabbiarono per la assenza di Santo che ancora non arrivava e Moreno disse loro che si sarebbe interessato di capire a quando il suo ritorno.   Il mercantile “Sonia” fu ancorato nel porto di Napoli lo stesso giorno in cui Alida aveva scrutato da lontano la nave con il nome della rivale. Il "Sonia" fu registrato alla capitaneria di porto normalmente. Santo chiese di essere informato appena la nave sarebbe stata carica e corse a prendere il traghetto per Sorrento. Erano le due del pomeriggio. Il sole scottava e l’umidità era altissima. Raccolte le sue cose, Filippo salì a bordo del piccolo legno avvezzo ai piccoli tratti del golfo. Era così strano essere trasportato come un normale passeggero. Giù al porto di Sorrento, così familiare per lui, trovò Moreno ad attenderlo: lui sorridente, ben lieto che l’amico l’andasse a prendere, non si spiegava l’atteggiamento contrito e serio dell'amico.
“Santo, finalmente, come stai?”
“Sei così strano Moreno, cos’è successo?”
“Vieni ti spiego tutto strada facendo.” 
Moreno gli raccontò tutto, anche della visita fatta alla moglie e quella della moglie a casa sua. Santo si mostrò subito molto preoccupato e la notizia più eclatante fu quella di aspettare un altro figlio. Quella novità lo colse molto di sorpresa e una notizia del genere di solito la si dà in modi e condizioni diverse. Quel piccolo era già nella bufera prima di nascere e per suo padre non fu un buon momento.
La moglie, all’ospedale, come per incanto aprì gli occhi quando Santo si chinò su di lei per salutarla ma le lacrime le offuscarono la vista. Aveva atteso tanto di rivederlo ma era riuscito a rovinare tutto. Girò il viso dall’altro lato evitandogli lo sguardo. Santo sedette accanto, le prese le mani mentre con le labbra le sfiorò il volto: “Perdonami, mi dispiace” le  disse sinceramente dispiaciuto. Lei ritrasse le mani e restò immobile a guardare dall’altro lato. Lui avvertì in  quel silenzio come un colpo netto, più forte di qualsiasi discussione o privazione. Alida sapeva e si sentiva ferita, tradita, defraudata. E poi quanto tempo aveva aspettato per dargli la bella notizia? Perché era stato così vago nelle telefonate? Erano tutte cose che non riusciva a perdonargli. Santo uscì dalla stanza e si informò presso il medico che aveva seguito la moglie. Questi gli riferì che doveva stare lì per qualche giorno e poi poteva tornare a casa restando a letto per tutto il tempo della gravidanza. Chiese all’amico di accompagnarlo. Sull’uscio di casa trovò la cassetta delle lettere piena, raccolse tutta la posta ed entrò. Le figlie, in casa con la nonna, nel vedere il loro papà, gli si tuffarono addosso.                                          Mangiarono insieme. La suocera volle tornare in ospedale mentre Santo, con le bambine, restò a casa. Dopo pranzo le bimbe andarono a riposare mentre lui si chiuse nello studio a sbrigare la posta. Tra le altre cose notò una piccola lettera da Tenerife. Pensò a Sonia. Subito aprì, ma non era lei. La lettera non era firmata ed era come se a scriverla fosse stato lui. Gli parve una cosa tanto strana. Chi poteva aver scritto quella lettera? Sonia era stata tutto il tempo con lui, quando l’avrebbe fatto? Il signor Krups? Con tutto quello che aveva da fare si metteva a scrivere una lettera, e perché? No, non era possibile. E allora chi? La signora Krups? Strano! Non ci capiva niente. Tra le mani aveva una lettera che qualcuno aveva scritto per fargli del male o forse per agevolargli un percorso, qualcuno che voleva fargli tagliare i ponti con la famiglia. Stava a significare che la notizia di Alida che fosse  incinta aveva raggiunto già  Santa Cruz?  E se fosse stato, ne cercava il motivo. Si alzò dalla sedia passeggiando su e giù per la camera. Pensò a Sonia, forse era stata lei. Sì era stata lei a ricevere il messaggio e aveva risposto lei. D’altra parte non c’era bisogno che Sonia rispondesse per lui se tra loro vi era un accordo, quello di risolvere ogni cosa prima di tornare insieme.                                                                                       
L’unica soluzione era quella di chiamarla per saperne di più ma in quella situazione non era il caso. Pensava a lei come a un sogno svanito troppo presto e la realtà lo aveva inglobato totalmente. Alida lo aveva messo in ansia per il suo stato e l’attesa del bambino. Era questa possibilità alla quale non aveva pensato. Pensò di scrivere un biglietto di risposta da inviare alla villa dell’armatore facendo finta di essere sua moglie e vedere poi la risposta che gli avrebbero dato. Solo in quel modo avrebbe scoperto l’autore della lettera. Prese carta e penna e scrisse: “Tesoro ti aspetto con ansia anche se saperti in India mi fa stare male. Tutti i sacrifici svaniranno quando nascerà questo bambino sperando che sia maschio. Per la nascita di nostro figlio spero che tu penserai ad un altro lavoro, perché non ce la faccio più a sopportare questa lontananza”. Firmò il biglietto col nome di Alida e oppose una data antecedente al suo arrivo a casa. Spedì il biglietto quel pomeriggio stesso, così sarebbe arrivato molto presto. Dopo due giorni Alida tornò a casa distrutta dentro più che nel fisico. Non riusciva a guardare gli occhi del marito. Si sentiva un’intrusa, derisa, soggiogata da quella donna. Santo cercò di coccolarla ma era evidente la sua freddezza, il distacco totale da lei. Capì che la cosa migliore da fare era parlarle, rivelarle tutto quanto aveva nel cuore e che l’aveva sempre reso taciturno, chiuso. 

Dipinto di Carmine Pirozzi, Sorrento.


Commenta... 


     

L'affare Sonia 9

 La nave era leggera come una piuma e si teneva a poche miglia dalla costa africana. Il tempo era sereno e nessun maroso si sarebbe visto nella stagione estiva. Santo aveva girato la nave da cima a fondo come un capitano deve fare. Tutto era in  regola. Una nave nelle condizioni della Madeira, ancora una volta un catorcio! La ciurma era a lavoro mentre Filippo aveva abbandonato il suo ruolo di mozzo per volere del capitano. Ora svolgeva  mansioni di segretario seguendo Santo come un’ombra. Se il capitano scendeva giù in cabina lui subito lo seguiva per fargli  compagnia. Conosceva i suoi ritmi e il suo modo di pensare. Sapeva quando voleva stare solo e quando, invece, cercava con modi impliciti la sua compagnia. Quando non era richiesta la sua presenza sgattaiolava sulla  brandina nella sua cabina per raccogliere le idee. Santo dopo aver bevuto lo chiamò a rapporto.   
                                                                          
“Filippo, siediti, gli disse serio”.                                                                                                                 Egli sedette di fronte al capitano alquanto preoccupato e lo guardò dritto negli occhi per cercare di carpire che cosa avesse in mente.
“ Hai qualcuna che ti aspetta a casa ?” Meravigliato per tanta confidenza rispose in modo incerto: “Be’, ci sono i miei che mi aspettano……..E poi vuoi sapere se ho la ragazza?   
 “Si Filippo”! “Si ma dopo tanto tempo non so se mi aspetta ancora”                                                                                   
“Perché? Il tempo dà la misura del suo amore?                                                                                                                 
“No, ma…..capitano, anche tu l’hai visto! L’amore va alimentato per lasciare la scintilla sempre accesa. L’ho lasciata con una promessa, che sarei tornato a metà maggio e invece stiamo a fine giugno.                                                                                                                                                
 “ Ma questo non è dipeso da te. Allora io che cosa dovrei fare? Manco da casa da due mesi. Non so quello che mi aspetta, che cosa è successo in questo periodo! Mi sento quasi un estraneo, escluso dalle mie cose e dalle persone care.                                                                                             “Capitano, te lo posso dire: il tuo cuore batte altrove e a casa tua non sei felice! Santo tu hai commesso un errore grave, quello di sposare una donna che non amavi. L’amore se non c’è, non viene, non te lo dà il tempo. Il tempo riprende ciò che è suo, la verità. Il tempo ti ha ridato Sonia e adesso per riaverla devi lottare. Non sarà semplice. Se eviti di lottare cadrai nella pigrizia e nell’amarezza”.                                                                                                                                           Santo lo ascoltava come un profeta e sentiva che le sue parole erano vere. Come poteva un ragazzo tanto giovane essere così saggio? Santo pensava che il cuore non sente lezioni, non è attento, né calcolatore, il cuore è pulsione costante, fuoco, azione e non ha maestri. Il cuore ha un solo padrone: l’amore e quel padrone era Sonia.                                                                                                                  
“Mi dici chi è la fortunata? chiese Santo a Filippo.                                                                             
“ Si chiama Fiorina e ha 15 anni. Aspetterò che abbia qualche anno in più per chiederla al padre. Ora ci vediamo di nascosto nei campi o sul sagrato della chiesa, giù alla villetta e sui colli.                                               
“Se le vuoi bene non lasciarla mai!“                                                                                                                
“Non sono tanto stupido mio bel capitano!” E Santo capì l’antifona.
“Sai a volte si fanno tante sciocchezze credendo che il nuovo sia più bello”.                                                                            
Filippo dopo la confidenza lasciò solo il capitano perché capì che voleva stare con i suoi pensieri. Uscì della cabina mentre Santo con in testa ancora i discorsi sapienti di Filippo cercava di fare il punto della sua situazione. Da quando aveva salpato da Santa Cruz aveva provato a chiamare casa già due volte ma non c’era stata nessuna risposta.

Moreno all’approssimarsi dell’arrivo di Santo con il nuovo mercantile, fece visita per due volte ad Alida. La prima volta fu una visita fugace, giusto il tempo di prendere un caffè e chiedere se avesse bisogno di qualcosa. Allora non sapeva ancora del rientro di Santo e si preoccupava anche delle condizioni economiche e se era il caso di offrire il suo aiuto. La seconda volta fu una visita voluta e ben preparata per avere l’opportunità di parlare con lei. Si preoccupava della solitudine in cui versava la donna e voleva sentirsi dire che lei amava il marito.  Quando bussò al portoncino della bella villetta subito Federica e Marika accorsero litigando per chi dovesse aprire la porta. Naturalmente Marika doveva sottostare ai voleri di Federica che da sorella maggiore si assumeva tutti i doveri nei suoi confronti.                                                                                        
 “ Ciao come si va? Guardate un po’ che cosa c’è per voi in questo pacco” e mentre si apprestavano ad aprirlo dirigendosi verso la loro camera, apparve Alida all’ingresso della villetta.                                                                          “ Oh Moreno, entra, disse timorosa, non dovevi prenderti questo disturbo. Le vizi queste bambine!”                                                                                "E perché no? I bambini devono gioire e che cosa c’è di meglio di regalare dei giocattoli?"                                       
“Vieni, vieni che ti faccio un caffè.                                                                                                                                  
“Se lo prendi anche tu, però, altrimenti lascia stare.                                                        
“No, io non lo prendo ma te lo faccio lo stesso. E’ un piacere, non preoccuparti. Tu intanto siediti e raccontami un po’".                                                                                                                                    Moreno guardava Alida con gli occhi dell’uomo innamorato. Ogni suo movimento era pesato. Guardava il modo come si abbassava per prendere dal mobile la caffettiera e come posava con delicatezza la tazzina con il piattino sul vassoio. Aveva i capelli raccolti dietro alla nuca con  delle pinze e addosso un vestitino provenzale a fiori che metteva in risalto il colorito bruno della pelle e i lineamenti ben fatti del suo corpo. In quel momento capì di rappresentare un pericolo lì. Solo con la donna che amava ma doveva far finta di niente, essere gentile, educato e molto riservato. Le bambine giocavano nell’altra stanza e di tanto in tanto si facevano vive mostrando le belle bambole con i loro vestiti. E mentre si apprestavano a vestirle, il caffè sbuffava sul fornello.                                                                                                                                                Alida lo versò nella tazza e poi lo appoggiò sul tavolo. Tirò una busta di biscotti e la offrì a Moreno. Sedette di fronte a lui avendo difficoltà a guardarlo negli occhi. Trovava sempre un pretesto per non manifestare quel disagio che risultò palese. Moreno cercò di metterla a suo agio parlando delle bambole che aveva portato alle bambine.                                                                                         - "Chissà se hanno gradito il pensiero. Non avendo figli non conosco i gusti dei bambini!"                                 
“Oh non dirlo nemmeno. Ai bambini fa piacere ricevere qualsiasi cosa, basta farlo col cuore, perché questo lo sentono”.                                                                                                                              
 “Si è vero! I bambini sono sempre una gioia. Basterebbe guardarli per capire la vita. Ma molto spesso sono i giocattoli degli adulti, se non strumenti e allora diventano grandi per forza”.     
“Come fai a dire queste cose, tu che non ne hai?“                                                                            
“Ma sai mi guardo in giro! Quando non hai le cose che vuoi, affini tutti i mezzi che hai e si diventa più sensibili. Ecco diciamo pure che sono un uomo sensibile.                                                                   
“ Dici cose che pensavo non potessi conoscere. E’ una sensibilità maturata adesso o l’hai sempre avuta? “                                                                                                                                                      "Diciamo che prima era mascherata dalla arrogante gioventù, dall’onnipotenza che essa ti dà. Ora sono un buon conoscitore di me stesso.                                                                                                     “E’ bello sentirti dire queste cose!”
“Ma dimmi come stai?”                                                                                      
“Be’, non troppo bene! L’inizio di ogni gravidanza è sempre difficoltosa per me!”                                           
"Vuoi dire che sei incinta?                                                                                                   
“Si e Santo non lo sa ancora.”                                                                                                                                     
"E perché non glielo hai detto?"                                                                                                                                      
 “ Ho cercato ma non l’ho trovato quando mi ero decisa a dirglielo. Ora penso che gli farò questa sorpresa al suo ritorno!”                                                                                                                   "Quanto tempo è?"                                                                                                                      
“Quasi due mesi!”                                                                                                                      
“Allora devo farti gli auguri”.                                                                                                                                        
Moreno si alzò, prese il volto di lei tra le mani e lo baciò con delicatezza. Sembrava che le mani non volessero più lasciarla. Sotto le sue ruvide mani da marinaio sentiva la pelle vellutata della donna e pensava che dopo il suo rifiuto non aveva accarezzato nessun’altra! Si alzò frastornato e notò che lei lo guardava con occhi di chi indaga senza proferire alcuna parola, disse solo rapidamente 
“Grazie”.                                                                                                                                                     Si affrettò a togliere il vassoio dal tavolo e spalancò il balcone.
 “Vieni spostiamoci in terrazzo. Le bambine accorsero chiedendo qualcosa e la mamma diede loro biscotti e succhi di frutta.”                                                                                                         
Sedettero sul tavolino in terrazza. Il mare era davanti a loro e tante scie lo solcavano. Il sole era ancora alto e Alida sedette di nuovo accanto a Moreno. Questa volta Moreno non riuscì a trattenersi e malgrado non fosse quello il modo di affrontare l’argomento le chiese:  
“Lo ami?"                                        
"E me lo chiedi proprio tu?“                                                                                                          “Dimmelo guardandomi negli occhi”, le disse con tono sommesso come a  implorandola.              
“Si, Moreno, lo amo e tu sai quanto!”                                                                                        
“Sei disposta a qualsiasi sacrificio per lui?”                                                                                                     
“Si”.                                                                                                                                                  
"Che Dio ti benedica Alida!” disse ben conoscendo il destino a cui andava incontro!                           In quel momento sembrava avesse trovato quello che cercava: la certezza che lei lo amasse e che fosse disposta a qualsiasi cosa per lui: Moreno era un uomo di grandi ideali. Gli bastava sapere questo anche se ciò non gli impediva di amarla e per sempre. Conoscere la sofferenza che Santo le avrebbe procurato al suo ritorno, lo intristiva. Non poteva cambiare le mosse del destino. E mai come in quel momento la frase di Luca era più appropriata: “ Verrà il tuo tempo”.            
 “Sai mi sono sempre detto che la vita è precisa: alterna sempre un periodo sereno ad un altro furibondo. Attendo il mio tempo sereno!”                                                                                                                   
 “ Te lo auguro di cuore Moreno e te lo meriti. Sei un uomo sano sotto quella scorza di rude apparenza e ogni donna aspetta un uomo come te. Credimi!”                                                                 
 “Sei un angelo! Mi stai adulando!”                                                                                                   "
Oh, ma che dici!”                                                                                                                                                     - “Ora devo proprio andarmene, non vorrei che arrivasse Santo e facessimo a pugni un’altra volta!”                                                                                                                                                         Appena pronunciò l’ultima parte della frase si rese conto che non doveva fare tale affermazione.             
 “Perché avete fatto a pugni?”                                                                                                               
“ Noi, rispose Moreno trovandosi in difficoltà, ogni tanto, sulla nave ci si allena. Non avendo distrazioni come sulla terra ferma ce la creiamo noi e per divertirci facciamo a pugni.”                               
Riuscì a confonderle le idee e fu contento di essere dalla parte di Santo. “Bè a presto, ciao bambine. Lo zio Moreno, la prossima volta, vi porterà la casa delle bambole che   nel frattempo ospiterete in camera vostra.”                                                                                                               -
 “Ciao, a presto.”                                                                                                                           
Chiusa la porta, Alida rifletteva la natura di quella visita: aveva intuito che Moreno voleva dirle qualcosa come per metterla in guardia. E poi era così dolce e premuroso con lei! Da quando aveva preso strade diverse, anche se era amico di Santo, Moreno aveva cercato di evitarla per non soffrire e ora invece, si presentava a casa a parlarle di Santo e del suo amore. Rimase con qualche dubbio.                                                                                                                                    
Dopo qualche settimana, Alida non si era tolta dalla mente la visita di Moreno. Cominciava a temere qualcosa e poi rifletteva che suo marito in tutto quel periodo aveva chiamato così poche volte. I pensieri si affollavano nella mente con disordine e paura. Paura per qualcosa di indefinibile. Quel giorno le bambine erano a mare con i nonni poiché lei non si sentiva bene. Provava una forte nausea, un torpore mentale che non la faceva sentire libera. Si trascinava nel fare le faccende. Si allietava solo al pensiero che i giorni passavano in fretta e Santo sarebbe finalmente tornato. Come ultimo lavoro tirò i panni dalla lavatrice e corse fuori a stenderli. Il bucato era notevole e faceva fatica a tirare i panni dalla bagnina alzandosi e abbassandosi di continuo. I panni piccoli richiedevano una cura particolare e alla fine, quando stava stendendo due calzini, corse disperatamente, non potendosi più trattenere, in bagno, con la bocca spalancata e gli occhi lacrimanti, le mani appoggiate una sulla parete e l’altra sul davanzale, si sforzava a buttare fuori ciò che non aveva nello stomaco. Finalmente un fiotto di succhi gastrici fuoriuscì con tale veemenza che la liberò di quel peso che aveva sullo stomaco. Si accasciò sul pavimento, gli occhi erano pieni di lacrime per lo sforzo, era sfinita. Ora avvertiva un caldo e così decise di prendere un po’ d’aria. Si sedette fuori su di una sdraio. Si asciugò gli occhi con un panno di lino e così la bocca. Distesa con gli occhi socchiusi fu vinta dalla stanchezza. Lì, sotto al pergolato, con il glicine e la brezza che veniva dal mare, riacquistò lentamente le forze. Si accarezzava il ventre e guardava il panorama che era incantevole. Sulla destra i monti e lì in lontananza la strada costiera. Si vedevano le auto come piccoli punti luccicanti avanzare. Al centro Meta, Sant’Agnello,  Piano e Sorrento mentre a sinistra l’estremità di Punta Campanella e qualche passo più in là Capri.  Il mare era una favola: le imbarcazioni scivolavano sull’acqua come piccole farfalle. Navi più grandi, battelli e traghetti rendevano il mare come una strada asfaltata: Alida guardava le imbarcazioni una per una come se dovesse fare attenzione a vedere quella di Santo. In lontananza oltre Capri si vedeva una nave più grande delle altre dirigersi verso Napoli e questo la rincuorò perché Santo sarebbe arrivato  Sorrento.


Commenta...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

Cerca nel blog

Caricamento in corso...