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7 aprile a Genova, Biblioteca Berio, alle ore 16.00, per parlare di Just Job

Venerdì 7 aprile 2017, alle ore 16.00, nella Biblioteca civica Berio di Genova, Sala Lignea, presenterò il mio romanzo Just Job, Graus editore. Con me ci sarà la dottoressa Alessia Cherillo a relazionare sul contenuto del libro.
Perchè a Genova?
La storia si svolge a Genova città e zone della costa. Il romanzo comincia esattamente a Piazza De Ferrari, per poi passare a via Balbi, via Cairoli, via XX Settembre, via Gramsci e non solo. Prima ancora di scriverne ho visitato la città, ho attraversato i luoghi poi menzionati. Oltre al centro cittadino, c'è anche una zona costiera. Impossibile non parlare di Recco, di Lerici, del Golfo dei Poeti, di Portofino. Un romanzo che nasce in una città con un grande porto, rinomato, importante, una città marinara, ricca di tradizione, di palazzi, di arte e di storia. La città conosciuta attraverso i cantautori, i poeti...versi e versi di Caproni, Montale, e poi De Andrè. Il fatto di non essere la mia città, me l'ha fatta conoscere meglio, l'ho fatta mia percorrendola a piedi, sedendomi al centro di piazza De Ferrari, e poi via Cairoli per andare alla Libreria Bozzi, fondata nel 1810, entrando nella Chiesa dell'Annunziata, facendo a piedi tutta la strada del porto, arrivando a piazza Principe Amedeo. E poi tutto San Vincenzo e il mare e tanto ancora. Marcello, il personaggio principale, si aggira proprio tra questi luoghi. Uomo di mare così come Lucio, vecchio pescatore. Storia ricca e avvincente, dove si parla di lavoro, di mare, di storia, di emigranti, di crisi, soprattutto quella dei valori.


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L'affare Sonia 25

“Acquisto anche la Maryland” disse Santo deciso. Krups notò che l’acquirente non aveva alcuna remora a comprare e faceva forza sul fatto di aver messo in cantiere altre due scommesse come quella del capitano rimettendo così in sesto la sua flotta come prima. Aveva anche dato incarichi per due navi nuove nei cantieri italiani e inglesi e ciò lo faceva stare tranquillo come se nulla fosse accaduto alla sua flotta.


D’altra parte Santo aveva fatto bene i conti. Restavano a Krups il Gabbiano e il Faro, due ottime navi italiane e, se la fortuna avesse spirato dalle sue parti, poteva sottrargliele nel giro di poco tempo. Sonia quel pomeriggio rimase abbarbicata al capitano e non mostrava nessun altro interesse che non fosse di stargli accanto. Lo tempestava di domande su Santo: dove abitasse, come l’avesse conosciuto, chiedeva notizie della sua famiglia, delle sue figlie. Egli rispondeva con qualche difficoltà a doversi sdoppiare, ma risultava sempre convincente. Alla fine si lasciarono come due buoni amici: “Qualche volta verrò a trovarla a Sorrento, gli confidò Sonia”. “Ne sarei felice,” rispose lui e andò via.

Il signor Krups, con un sigaro cubano in bocca e lo sguardo fisso all’orizzonte, rifletteva che i suoi giochetti con le scommesse e le assicurazioni non gli davano più l’agiatezza di un tempo. Gli restavano due navi che non poteva vendere altrimenti sarebbe stata la fine per lui. Come era potuto succedere quello sfacelo? Gli ritornò in mente Stazio, l’incendio, i soldi guadagnati allora e ora…Ora si trovava con pochi spiccioli e tanta amarezza. Da una grande flotta era rimasto con due navi: “Quel ragazzo mi ha portato sfortuna!”
Per un attimo ripensò a Stazio, alla sua stoffa di marinaio forte e coraggioso. Aveva fegato quell’uomo! Si sorprese ad ammirare il suo avversario. “Chissà cosa avrebbe fatto al posto mio”. In attesa di riflettere sulla sua sorte si era ritirato un po’ dalla scena internazionale. Non partecipava più ai grandi galà, alle feste della marina. Al suo posto il comandante Gargiulo, malgrado il suo handicap, era diventato un idolo. Tutti guardavano a lui come un esempio da seguire. Anche Krups non poteva fare a meno di ammirarlo. Rappresentava l’uomo di successo, capace, riflessivo, tempestivo nelle decisioni. Forse poteva farsi consigliare da lui come fare per non perdere le uniche due navi che gli restavano. Lo invitò a casa sua e questa volta fece uno studio approfondito dell’uomo. “Signor Gargiulo come ha perso la vista?”
“Sono stato a contatto con dell’acido. Sa da giovani si è poco attenti”.
“Mi dispiace! Ma lei ha conosciuto il signor Stazio? So che eravate vicini!”
“Sì, Santo era mio amico”. “Strano, rispose Krups, si vede che siete dello stesso paese, avete lo stesso punto di vista”.
“Sì,io e Santo eravamo molto legati. Era un ragazzo che aveva sempre lavorato! Non ci voleva una fine così, non se la meritava! E poi amava quell’americana... ed è morto senza poterla abbracciare!” “Chi amava?” “Non so di preciso, era una donna da cui lo avevano allontanato da ragazzo!”
“Capisco fece Krups”, più confuso di prima!
“Avrà sofferto molto per la sua perdita!”
“Certo, anche se non ci vedevamo spesso. Vedersi non è proprio il termine giusto, non ci incontravamo spesso. Dalle nostre parti ci si conosce tutti e quando accade qualcosa a qualcuno, ne sono al corrente tutti. Ormai è passato del tempo e preghiamo per lui!”
“Signor Gargiulo, se lei dovesse consigliarmi per non perdere le mie ultime due navi ed evitare di finire in bancarotta, cosa mi consiglierebbe di fare?”
Santo stava per raggiungere il suo scopo e non doveva lasciarsi fregare dall’ orgoglio. Doveva tessere ancora, doveva lavorarci bene, doveva avere pazienza. La vendetta doveva essere messa a punto nel migliore dei modi.

“Mi dica signor Krups, quanto le ha reso il mondo delle scommesse? Credo che tutto sia iniziato di lì. Ma una vera flotta va costruita col lavoro, viaggiando e guadagnando. Tutto quello che nasce dal raggiro finisce per perdersi così come è giunto. Dovrebbe puntare sul lavoro delle navi e non sui facili guadagni. Faccia viaggi in posti dove nessuno vuole andare con una ciurma esperta, senza intermediari, né terze persone. Vada lei, affronti il mare e i pericoli e vedrà se salverà la merce e i guadagni”.
“Non capisco come lei abbia fatto a navigare senza la possibilità di vedere quello che faceva, signor Gargiulo”.
“Vede signor Krups che molto spesso pur guardando non vediamo ed è l’equivalente in cui mi trovo io: non posso guardare le cose ma le vedo, le sento, le avverto, le prevedo, le immagino. La vita è un po’ così. C’è chi guarda e non vede e chi vede ma non può guardare. A mare ci vuole fiuto, ci vuole capacità di decisione e non è la vista che le rende queste cose. E poi forse lei non sa che mancando un senso, si affinano tutti gli altri. L’udito migliora, il tatto raddoppia, il gusto è speciale, l’olfatto sale alle stelle. A volte non mi accorgo di essere cieco e forse il non vedere mi preserva da tante cose.”
“La sua saggezza è invidiabile, pur essendo giovane. Voi capitani della penisola avete il mare nel sangue. Ulisse vi fa un baffo, se solo avesse varcato lo stretto di Gibilterra, si sarebbe trovato in grande difficoltà. Invidio voi gente di mare, vera gente di mare. Il mio errore più grande è stato prendere persone sulle navi dai posti più disparati e invece dovevo scegliere gente della penisola sorrentina. Col senno di poi non si può fare la storia, ma la si può migliorare”.
“Si tenga strette le sue navi, Krups, facendole gestire da persone esperte, ma le ripeto, lei dovrebbe avere in mano la situazione senza demandare nessuno”.
A incontro finito Santo si rese conto di aver ancora una volta agevolato Krups suggerendogli cosa fare. Era come se non gliele volesse sottrarre ancora, come se quella sfida dovesse continuare,da portarla così all’infinito. Aveva una tale rabbia nei suoi confronti, vedendolo come il responsabile di ogni sua sfortuna, che ridurlo in serie difficoltà non avrebbe soddisfatto la sua sete di giustizia. Doveva vivere nell’ansia di dover perdere tutto ma non ridurlo alla fine. Voleva che gli chiedesse aiuto, che avesse bisogno di lui e ritornasse a ritroso nel tempo magari collegando la personalità di Gargiulo a Stazio e leggere quella tragica fine del Sonia come la sua rovina più che la sua fortuna.

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Itarella e le altre storie...La festa di Carnevale

“Ecco qua! Ho già le richieste: mammà vo’ a lasagna, papà ‘o sanguinaccio, Cosimiello ‘o migliaccio e Annuccia ‘e chiacchiere. Mo’ dimmi tu, io vengo dal professore, fresca fresca arrivata e sbarco in cucina. Non si può fare sta storia. Sta storia adda fernì! ‘A cucina, croce nera! Domani sera devo andare alla festa in maschera e avevo pensato al vestito della Vedova allegra, bella tutta nera, perché il nero mi rende snella! Ma Cosimuccio me lo ha vietato, ha detto che porta male!”
 “E ha ragione, è una maschera triste oltre a portare male!

“Il nero porta male e allora avevo pensato a Pierrot, tutto bianco, bello, fresco, con quel lacrimone spiaccicato sul viso e cosa mi dice Cosimuccio mio? Che non ho l’età per il bianco! E allora gli ho proposto Anna Karenina, un’eroina amata da tutti, bella, tormentata, moderna. Mia nonna mi ha regalato un vestito che si ricorda il primo novecento, con pizzi e merletti, scollacciata, 4 collane, i capelli a mongolfiera e così sistemata, chi mi riconosce? Ma Cosumiello mi ha detto che sono eccessiva, che ‘sta pagliacciata è poco seria. Uh Madonna mia, ma stamme a Carnevale, come mi devo vestire? E sai come mi ha detto? Non lo indovinerai mai! Mi ha detto: “Vestiti da Masha, così colorata, bionda, occhi grandi! A me, hai capito? Un vestito per bambina, capisci? E io gli ho risposto che mi vesto così se lui si veste da Orso!
Mi ha risposto che Carnevale è per i bambini e io sono già mascherata così! Hai capito?????? Io sarei mascherata così! Ma quando il professore mi ridurrà la metà di quello che sono,  gliela farò vedere io  Itarella. Indosserò il vestito di Jane, ma “isso” non potrà fare Tarzan, do’ stà a tartaruga? Dovrò passargli un trattore sulla pancia per lasciargli i segni delle ruote. E i capelli? Tutte ‘ste teste pelate in giro che si permettono di parlare di un etto addosso alle donne e non vedono i loro disastri! Quando gli ho parlato di Jane, mi ha deriso, ha detto che posso fare più Tarzan, ma poi ha declinato su Morticia della famiglia Addams. Per andare dai nostri amici dovremmo fare la famiglia Addams?
“Ma no, potevate essere più fantasiosi!”
 “Avevo pensato a Rita Hayworth, ma anche Evita Peron, Madonna, Lady Gaga…Intanto ho comprato una corazza per domani sera: un body snellente che mi stringe tutta e mi fa una siluette”.
“Ma così soffrirai, Itarè, non lo mettere!” “Come no! Ti sei dimenticata Rossella O’Hara quando Mummy le stringeva il busto? E tutte le nostre nonne? Dove stavano tutte queste mannequin che non possono mangiare un cornetto che subito esce la gobba allo stomaco? Io non dimagrisco perché mi piaccio, mi sento in carne e in curve e basta!”
“Dimagrire non solo per bellezza Itarè, ma anche per salute!” E se non mangi, da dove ti viene la salute? Il cibo già è quello che è, cioè un po’ di roba annacquata, poi non mangiamo nemmeno, addio salute!
Ho deciso, domani sera mi voglio vestire da uomo, un uomo importante, mi vestirò da Trump. L’ho visto mentre giocava a golf con una pancetta niente male. Secondo me si toglie un bel po’ di chili dentro quei vestiti ampi. A un uomo nessuno dice che è grasso, che deve curarsi. Siamo in una società maschilista.  E poi a Trump che puoi dire, niente! Vedrai, quando entrerò come il Presidente, sarà un’ovazione. A Cosimuccio lo vestirò da Melania, sai che divertimento.” “Non accetterà mai Cosimo di fare Melania!” Ma sai che ti dico? Io domani sera alla festa ci vado così, vestita da Itarella, voglio avere il coraggio di essere quello che sono e non quello che vogliono gli altri. Sta maschera per diventare sempre “altri” che non siamo, non mi va! Basta, direi finiamola anche con il Carnevale, con questa confusione di visi, con questo fatto di nasconderci, di camuffarci. Finirà che non sappiamo più nemmeno noi chi siamo. Io devo guardare le persone negli occhi e non so se le conosco bene, figurati mascherati!  Abbiamo già la nostra maschera quotidiana. Chi la vuole a coppe e chi a mazze e tu devi essere quattro persone per assecondare tutti. Voglio la festa dello “svelamento”, dello scoprirci, dell’essere chi siamo. Poi  vorrei vedere che faccia presenteremmo. Piacere, mi presento Itarella Giannone, sposata, una figlia, un marito, segni particolari: mi piace mangiare perché mi piace cucinare, ma ho dei buoni propositi. Voglio dimagrire, il che significa che non dovrò cucinare così tanto. C’è chi è artista a dipingere, a scrivere, io lo sono in cucina. A casa mia creme e budini già a prima mattina. Che casa è senza odori di cucinato? Fa venire la depressione una casa fredda, senza aromi, né sughi fumanti, né creme…E’ proprio la cucina la nostra stanza preferita, possiamo dormire a terra ma non privarci della cucina, è la stanza più importante. Ecco fatto. Domani sera alla festa mi presenterò così, voglio vedere chi avrà il coraggio di farmi mettere la maschera. Carnevale è arrivato al capolinea, propongo la festa dell’essere chi siamo, diamoci un giorno e in quel giorno diciamola tutta: non nascondiamoci!”

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Cara nonna

Cara nonna
mi mancano  le tue chiacchiere, la tua ironia, le tue storie mentre mungevi ed io adagiata sulla paglia a farti tante domande, i tuoi abbracci quando prendevo la rincorsa da lontano. E vuoi mettere le tue merende sul prato fatte di pane e formaggio, le discese a piedi giù dai monti e i nostri discorsetti nelle gole della montagna, sedute ad ammirare il mare? Sembra un vecchio ritornello che racconto continuamente, ma i ricordi belli lo sono per sempre. Ti ricordo mentre fischiettavi sotto la fascina d'erba, sempre allegra, senza mai accusare la fatica e mai negare un sorriso. E poi quel grembiule da lavoro, meglio di una bacchetta magica! Con le mani nascoste nelle tasche tiravi fuori l'impossibile: frutta, soldi, caramelle, cioccolate, spilli, cannucce, biglie, uova...insomma, eri una vera fata. Ma quello che qui manca più di tutto sono i nostri momenti di gioco. Sì, tu seduta sulle scale ed io a rotolarmi addosso mentre si parlava, si rideva, si facevano anche discorsi seri.  


E vogliamo parlare delle buone colazioni che mi portavi a letto? Vassoi come coperchi di bidoni con su l’impossibile, tra cui latte caldo, biscotti, uova, banane, marmellata, a piccole dosi, un po' di tutto e tu vicino a me sul letto a guardare come lo svuotavo. Mi piacerebbe ritornare per qualche ora a quei pomeriggi, anche adesso dovresti fare un tuo incantesimo come allora mi dicevi:”Non ti preoccupare, facciamo tutto!”  Si dice che amiamo le persone per come  ci fanno sentire al loro cospetto ed io mi sono conosciuta per quello che sono quando ero con te. Ti devo ringraziare della bella presenza che mi hai dato e sono stata fortunata ad avere un contatto umano 24 ore al giorno. E poi vuoi mettere le risate di cui erano ricche le giornate? Non ricordi? Si dal medico quando gli dicevi che mi vedevi sciupata e bianca mentre sprizzavo salute da ogni poro e il medico ti rifilava le belle fialette di Be-total che aveva sulla scrivania. Arrivata a casa ne davo più della metà al cane. O quando piluccavo, a sera, appoggiata alle tue ginocchia, distesa, tutto il pane dalla tavola e tu non capivi come finisse in un momento credendomi a dormire. Perché proprio oggi mi ricordo di te? Perché è il tuo onomastico e a casa mangiavamo le famose paste miste, nel pomeriggio quando venivano a trovarti i parenti. Perché me lo ricordo? Perché potevo bere il Vermouth e puntualmente mi girava la testa. Se dovessi descriverti con un fiore saresti una margherita proprio come il tuo nome. E di margherite facevi le ghirlande quando andavamo nei prati, intrecciandole ed io me ne riempivo come la Primavera di Botticelli. Se il tempo fosse un giocattolo riavvolgibile, vorrei riportarlo ad allora per riprendere momenti indimenticabili. Pascolando per la memoria trovo tanti ricordi di cui nessuno triste, o se c’è stato, sarà stato così insignificante che non lo ricordo. E poi le nostre uscite, tutte belle preparate, tu col tuo profumo di pino silvestre, io di sapone, con gli abiti della domenica, per mano, ridendo e scherzando per la strada. E non farmi ricordare quella enorme bagnarola che riempivi d'acqua calda per farmi il bagno ed io a ora con la spugna e il sapone ne combinavamo di tutti i colori.
Tanti auguri nonna!

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Lettera a Cupido


Caro Cupido con frecce e faretra pronto a scoccare la scintilla in chi ancora non ha provato gli strali dell’amore, oggi credo che sia il tuo giorno. Ma dico, lo sanno gli altri che poi non è un bell’affare cadere nella rete dell’amore? Lo sanno che non è sempre così idilliaco come vuol farci credere, che si litiga, che si piange, che si sta male? La gente vuole innamorarsi  e non vede l’ora.  Ma l’amore non è una calma piatta, bensì un mare in burrasca. Sarebbe ora che tu la smettessi di illudere gli innamorati e dire come stanno realmente le cose. Che l’amore è dolce finchè dura, che la passione scema, che la ragione prevale, che il bello finisce, così anche il dolce e resta la cenere. L’amore dovrebbe essere, alla fine, proprio quella cenere su cui, appena soffi, arde di nuovo. Il vero amore è così. Ma tu porti in giro favole incredibili, gonfi la passione a più non posso, ti fai maestro di bellezza e di gioventù, mentre l’amore è ad ogni età, in ogni luogo, e può nascere dove vuole. Solo in questo hai ragione. Tu vai dove vuoi.  

Anzi vorrei che ci fosse la festa del  “ Valentino”che sana, che si prenda cura delle pene, per le ferite che spesso lasci in molti innamorati. Diciamoci la verità, questo è un vero e proprio campo di battaglia. Tu credi di fare un favore e portare fortuna e invece arrechi, molto spesso, una serie di delusioni. L’amore è come una malattia, fa stare male e ci pone senza difese. Chi sta bene non si innamora, si innamorano quelli che si trovano a metà di se stessi e hanno bisogno di completarsi, i sani stentano ad innamorarsi. Quando accade siamo, appunto, deboli, come tanti convalescenti, ma consapevoli di non voler guarire. Vorrei che tu andassi in giro  a raccontare anche quello che succede con l’innamoramento. Quante coppie hai rovinato che ancora ricordiamo. Dillo, cosa ne hai fatto di Giulietta e Romeo? Eh??? Che storia d’amore finita tragicamente. Due ragazzini nella morsa della morte. C’è rimasto solo il balcone a Verona. Tanto impegno nel lanciare la freccia e poi ne hai fatto una storia dalla fine ingloriosa. E di Lancillotto e Ginevra? Ti sei divertito, ma quanto male hai fatto! Una distrazione fatale. E Dante con Beatrice? Mi dici a che ora hai scoccato la freccia? Eri assonnato, avevi mangiato molto? Be’ nemmeno hai guardato dove tiravi! Hai messo una bambina nel cuore del poeta, che la rivede dopo nove anni e  quando lei non ci sarà più, Dante continuerà ad amarla e addirittura le parla nei sogni. Hai reso quell’uomo un povero visionario: vedeva Beatrice in ogni luogo, in ogni opera, in ogni azione. In tutto questo disastro che hai procurato c’è di buono che il poeta, nella spinta di seguire la sua donna, ha prodotto opere preziose.

E vogliamo parlare di Tristano e Isotta? Cosa hai combinato! Ti sei servito di una pozione magica per farli innamorare  e poi li hai messi nell’impossibilità di amarsi. Una freccia anche questa maledetta!  E come non parlare di Otello e Desdemona? Hai accecato così tanto Otello di gelosia che ha finito per uccidere la sua donna. Io credo che tu la debba smettere di chiamare amore i tuoi capricciosi colpi bassi. Cosa hai fatto di questo amore eh? Rispondimi! Ucciso, come tutti gli altri! Te ne vai baldanzoso e finto innocente, girando come un bambino dispettoso e facendo dell’amore un’energia così intensa che produce effetti opposti a quelli desiderati.  Certo non è colpa tua, ma sarebbe ora che tu intercedessi per noi con tua madre Venere e le raccomandassi di calmarsi per un po’! Di prendersi una vacanza! L’amore,  va bene che colpisce dove vuole, ma  Lei, con questa presunzione  di esserne la madre, distribuisce dispiaceri, malumori, tensioni, preoccupazioni, dispetti, paure con le frecce che ti suggerisce di tirare. Ci mette lo zampino anche tuo padre Vulcano con quel fuoco all’estremità della freccia per non sbagliare un colpo. E se poi ammonisci anche Marte, il guerriero che giace con tua madre, di non infarcire gli strali di troppa forza, di andarci cauto, di non fare l’eroe a tutti i costi, e forse questa passione che brucia in tutti voi celesti si smorza, e noi più sereni.  Fate in modo, voi tutti in famiglia, di salvarlo quest’amore e non togliergli la vita. Sapessi qui, sulla terra quante cose passano per amore che sono tutt’altro. Per San Valentino prenditi un po’di tregua, rivisita solo le coppie già in corso d’opera, non ne creare altre. E poi ricordati di usare frecce, che volino perfettamente e si librino per l’aria senza deviare. Nel giorno dell’amore, fa in modo che esso trionfi. Poni attenzione e non essere approssimativo. Spero che l’amore vero abbia un posto d’onore e Venere si adoperi solo per storie importanti.

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Itarella e altre storie...La dieta s'ha da fare

Itarella sale in treno con l’amica e la figlia. Ha l’affanno, ancor di più per la piccola in braccio. Dopo aver sistemato tutte le borse e le valigie, si siede. Tutti la guardano per la sua spiccata capacità di mantenere la scena. Attira l’attenzione per come gesticola a come ti guarda a come tratta la figlia e, una volta che ha catturato l’attenzione, non puoi più togliergli lo sguardo di dosso. Dalla faccia è delusa e quasi ha perso il buonumore. Questa volta è vestita di nero, total black, e me ne chiedo il motivo. Non finisco nemmeno di pensarlo che l’amica mi precede:
“ Itarè, ma chi ti è morto che stai a lutto?”                                                                                                                                          Disegno di F.Baratto               
“Si vede, eh? Dicono che il nero snellisca. Il professore mi ha fatto una “monnezza”…e poi guardandosi intorno, “una spazzatura”, mettendosi le mani a fianco della bocca come chi vuole che la voce arrivi lontano. ”A me, hai capito?”
“Perché che ti ha detto?”
“Che mi ha dettoooo???? Che cosa non mi ha detto! E’ stato un monologo, io non ho proprio “spirato”, gli ho solo detto che sono una buona forchetta e una buona cuciniera!”
“Cuoca, Itarè, si dice cuoca, non confondiamo, tutt’al più, chef!”
“Eh già, camm’a fa’ con questo francese! Vuoi mettere cuciniera con chef? Mo va di moda lo chef con le stelle. Ma pecchè i francesi cucinano meglio di noi? Quelli vanno avanti a brodaglie. A me ‘e cose sciacquose non mi piacciono. Devono essere consistenti e allora dico cuciniera…pe dì che sto azzeccata con la cucina! E poi cuoca, chef o comme cavolo si dice, io ho detto al professore: “Prufessò, io vengo dal sud, per noi la cucina è sacra, è un altare su cui offriamo sacrifici”.
E lui mi fa:”Sacrifici di chè?”                                                    
“Comme di chè, professò? Ma di pranzi e che pranzi! Io vengo dal paese dei cuochi dove regnano parmigiane, gnocchi, crocchè, pizze…prufessò a pizza, comme si rinuncia a una pizza? “
E lui:” Mi dica quanto è alta?”
“Prufessò sono 1 metro e 56 cm per 90 chili!”
“Ecco, i numeri parlano da soli, lei dovrebbe essere 55 massimo 58 chili e invece ne pesa 30 in più, che deve togliere!”
“Il professore mi ha guardato con una faccia come se avesse voluto uccidermi. E io a raccontargli che sono mamma di famiglia, che devo cucinare, che ai fornelli devo assaggiare, che i profumi mi invitano, che dopo aver comprato le cose e cucinato, le mangio con maggiore gusto. Niente. Non mi ha proprio preso in considerazione. Per tutta risposta mi dice:” Signora il cibo è causa di malattie tremende come il diabete, alza i trigliceridi, il colesterolo, la glicemia!”
“E allora professore quei cuochi che pesano un quintale e continuano a mangiare e a mangiare come se il problema non fosse loro, che ne dice?”
“ Adesso qui c’è lei che sta chiedendo aiuto e io glielo sto dando. Il peso è un grosso rischio per il cuore, le arterie e le ossa”.
“Prufessò me state trattando una schifezza. In questo momento mi fate sentire una ladra!”
“Vediamo, mi dica cosa mangia!”
“Prufessò, io nun mangio proprio niente: a colazione me mangio o cornetto e Rafiluccio abbascio o palazzo, Omar me lo porta tutte le mattine. Poi me piglio due caffè, uno con il cornetto e un altro alle 11. E po’ basta! A mezzogiorno mangio una bella grazia di Dio: un piatto di pasta al sugo con due tracchiulelle di Giacomino a ‘reta a funtana, qualche cuoppo avanzato e una mozzarella di bufala! Professò o salumiere mejo me porta ‘na mozzarella che scorre latte p’a via!”
“Signora, ma le verdure?”
“Uh dottò, c’amma fa cu’ ste verdure, nun se ne scendono proprio. Mi piacciono e patatine fritte col kechup!”
“Assolutamente no! E a sera? Cosa mangia?”
Prufessò a sera me mangio ‘na cosarella, giusto per non andare a letto digiuna. Allora me faccio ‘na pastinella, un ovacciuolo in padella con 4 sottilette, ‘na frutta. Ma a me piacciono le mele cotte e, per chiudere in bellezza, un pezzo di cioccolato svizzero, quello della mucca!”
“Signora, col suo cibo ci mangia una squadra di pallone!”
“Pensa mi ha detto che devo perdere liquidi! Ma tu li vedi questi liquidi? Io sono tonna tonna. Gli ho chiesto cosa devo mangiare e ha detto che la colazione deve essere abbondante, da re, e la cena parca! Ma che è sta “barca?”
“Parca, significa povera!”
“Uno deve andare a letto sazio e non morto di fame, che parca e parca, io voglio una colazione a cappotto. O cornetto è sacro, chillo e Rafiluccio è divino!”
“Ma tu la vuoi fare o no questa dieta? “
“ Eh chè non la voglio fare? L’estate prossima devo mettere un costume firmato ultimo grido che quando passo si girano tutti”.
“Ci sarà da lavorare allora Itarè. Per non sapere quanto si è preso il tuo professore?”
“Nun tanto, appena 150 euro…Mi ha pesato, mi ha misurato, mi ha ispezionata, mi ha fatta pezzo pezzo. Ha misurato la mia ‘dipe con un macchinario. Poi ha fatto un progetto a computer di come agire su di me. Mamma mia che grande cosa. Un computer si è preso i miei dati e dopo sono uscita lì dentro, dicendomi come devo diventare. Che grandezza di Dio questa tecnologia!”
“Embè Itarè, mangiare ti costa due volte, prima la spesa che fai e dopo per dimagrire. Ti conviene pensarci alla spesa, così risparmi e non ingrassi!”
“Parlate facile voi che avete sempre da giudicare. I problemi non stanno mai come li vedete. E quando si mangia per solitudine non lo calcoli? Allora sei obbligata a farmi compagnia e così io parlo e non mangio. Anche tu sei responsabile della mia mole. Gli amici sono responsabili dei problemi altrui! Vabbè?”
“Adesso non esagerare. Cerca di dimagrire che sarai anche più bella!”
Itarella fa una smorfia per dire che ce la metterà tutta.

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L'affare Sonia 24

“I figli seguono per la maggior parte le orme dei padri e anche Peter lo farà, non temere, è un processo naturale. Penso piuttosto che tu non debba sottolineare in modo così preciso il suo carattere, altrimenti insospettirai Jeffrey che è all’oscuro di tutto. Ha grandi progetti per il figlio e devi assecondare le sue premure e paure come ogni padre. Devi permettere a tuo figlio di avere questo padre che si trova, senza cambiare le carte in tavola. Dimentica che Peter è il figlio di Santo”.
“Hai ragione zia, devo fare in modo che padre e figlio leghino di più, d’altra parte Jeffrey è così dolce!” “Appunto”. “Domani lo porterò in ufficio da lui in modo che cominci sin d’ora a familiarizzare con il suo lavoro”. Il giorno dopo negli uffici della compagnia, giunse Santo sotto le mentite spoglie di Giuseppe Gargiulo.

Era ben vestito e mascherato di capelli più folti e baffi, occhiali per evitare la luce e anche la curiosità del prossimo quando sentiva che era non vedente. Nessuno doveva riconoscerlo ed era già tanto che ci riusciva. Quegli affari riuscivano bene per la sua maschera ben portata, forse anche sentita. Non aveva più l'animo del bel tenebroso di prima, ora la vita scorreva per gli affari, solo per quello, che era anche l'unica cosa che gli era rimasta. “Signor Connelly", chiese, con a fianco Filippo che lo scortava anche nel più piccolo spostamento, "ho saputo che suo zio, il signor Krups si trova in qualche difficoltà e vorrei poter rilevare delle navi, mi interessano tutte. Avrei bisogno di navi da carico o passeggeri di media portata”.
“Signor Gargiulo, è una fortuna la sua offerta, ma al momento sono disponibili solo navi di grande stazza e non so se fanno il suo caso”. “Cosa propone signor Connelly?” “C’è la Maryland e la Wolf disponibili subito, appena scaricate. Per l’aspetto economico bisogna consultare lo zio di mia moglie”. “Mi dica quando posso tornare?” “Domani pomeriggio, quando sarà di ritorno da Singapore”.
“Allora a domani”. Mentre i due si salutavano bussarono alla porta Peter e sua madre. Sonia riconobbe l’armatore Gargiulo e lo salutò calorosamente. “Vedo che vi conoscete! Fece Jeffrey”. “Si, il signor Gargiulo ha acquistato la Noias a Santa Cruz”. “Si, adesso ricordo”.
Santo a sentire Sonia quasi si irrigidì e afferrata la sua mano la strinse calorosamente, sembrava non volergliela lasciare più creandole qualche imbarazzo.Non osò immaginare cosa sarebbe successo se Sonia avesse potuto vedere la sua vera identità. Fortunatamente era completamente coperto, nessun tratto della fisionomia usciva allo scoperto. Filippo aveva fatto un buon lavoro e lui, sicuro di questo aspetto, agiva nella più completa disinvoltura. Se solo avessero potuto ascoltare il ritmo del suo cuore, avrebbero potuto intendere quello che provava, ma anche quello fu salvato da una voce ben impostata e uno sguardo fisso. Ascoltò con vivo interesse la vocina di Peter, facendo i conti aveva circa sei anni, che buttava le braccia al collo di Jeffrey mentre egli provò un nodo alla gola.
“Ha figli signor Gargiulo?” “Si, due ragazze”. “E’ una gioia avere dei figli, capisco quelli che non avendone, farebbero qualsiasi cosa”.
“Rappresentano tutto per un padre. Racchiudono il suo avvenire, il suo futuro, la sua vita”.
“Saluta il signor Gargiulo” chiese Jeffrey e Peter con voce squillante salutò con cortesia.
“Bene, ritornerò domani, signor Connelly”. Santo si accomiatò e uscì con una certa fretta, preso dall’emozione. Sonia rimase assorta a riflettere quello strano modo di stringerle la mano. E così, per quella stretta di mano troppo forte per essere normale, si prefisse di non mancare all'appuntamento del giorno dopo. Poi rivolta al marito gli chiese: ”Che cosa sai del signor Gargiulo?” “So che è un armatore con flotte sparse qua e là. E’ un uomo con doti eccezionali, riesce a comprare le navi migliori sul mercato e si trova sempre nel posto giusto al momento giusto. Ha un fiuto per gli affari meglio di tuo zio. E’ un uomo da ammirare”. Sonia si fece un quadro troppo personale su quell’uomo e ripensando alla sua donna, che aveva il suo stesso nome, pensò che forse il destino li aveva fatti incontrare per questo.
“Sai", disse Sonia rivolta al marito, "la sua donna si chiamava Sonia come me e proprio per questo ha voluto comprare il Noias”. “Accidenti, doveva essere un amore grande!”
“Eh sì, proprio così. Povero uomo, mi fa tanta pena!” “A me no! E’ così determinato, forte, per cui, anche se non vedente, risulta essere un fatto irrilevante per quanto sia in gamba anche con questa mancanza!”
Il giorno dopo Sonia, puntuale, varcò la soglia dell’ufficio di suo marito e dopo pochi minuti Santo apparve nel suo vestito color tabacco, bello anche nella sua nuova identità. Sonia sedeva alla destra del marito e mentre si confrontavano, arrivò Krups con due guardie del corpo, grosse come due armadi. “Signor Gargiulo è un piacere fare affari con lei!” “Il piacere è tutto mio signor Krups”. Santo si rendeva conto che l'armatore non mostrava alcun malessere circa le condizioni disastrose delle sue finanze, il suo sorriso era sempre smagliante come non mai.
“Bene, cominciò Krups, le posso consegnare subito la Wolf mentre bisogna attendere per la Maryland, ci sono alcune pratiche in corso che prenderanno del tempo. Se riesce ad aspettare due settimane, anche l'altra potrà far parte delle sue".
"Non ho fretta Signor Krups, faccia tutto quello che deve!"

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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