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Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.

L'affare Sonia 16

“Pezzo di un idiota, disse Santo, avventandosi su di lui, ma che gioco fai, per chi parteggi? Dovresti assicurare e invece stai barando?" Sospendendolo dal pavimento Santo lo spingeva verso la parete e stava per affogarlo se Berigo non gli avesse detto: “ Mi lasci, e mi ascolti, le devo parlare. Posso offrirle metà di ciò che mi hanno offerto se lasciamo bruciare la nave e ad ogni modo non ci perde nemmeno lei”.


“Si rende conto che cosa stava per fare?” “Io condivido con lei la mia parte, capitano.” “Che cosa??? Ma tu da che parte stai?” “Rappresento l’assicurazione ma se la nave affonda guadagno anch’io su di una scommessa”. “Anche tu? Lo sai che posso mandarti in galera?” “Per questo posso farlo anch’io. Lei sta perfettamente nelle mie stesse condizioni e la posso buttare dentro".
“Io però sono il responsabile della nave e se lei non si comporta bene farò rapporto al signor Krups”. “Il signor Krups! Cosa pensa di avere a che fare con un santo? Sa quanta volte Krups ha fatto questo giochetto, il suo padrone? Come pensa si sia arricchito e come abbia fatto ad impossessarsi delle flotte di mezzo mondo?” “Cosa dice? Sta scommettendo su di me, capisce?” “Capitano lei non è sveglio come immaginavo.” Il signor Krups fa questo dagli anni 60 e sino ad oggi ha sempre vinto. Si servirà di lei, prenderà i soldi della scommessa e la relegherà fuori dalla sua orbita, come, non si sa. E’ un uomo pieno di sorprese! Tra l’altro sta già facendo affari con i soldi della scommessa in corso pensando di aver già vinto. La mia assicurazione è stata contattata per informazioni sulla flotta Connelly, un altro americano che vomita oro! Presumo che il signor Krups farà il suo giochetto promettendo qualche altra cosa in cambio al signor Connelly. Ha in mente di far sposare la ricca Sonia con il figlio di Connelly, un ragazzo malato di mente, instabile e viziato, più volte respinto e che ora sembra disposta a sposare, altrimenti sarà diseredata! “Che cosa? Ma che stai dicendo!” Santo lo prese di nuovo con insistenza e lo strattonò con violenza in preda all’ansia per quanto diceva. Berigo cercò di svincolarsi ma non ci riuscì. Alla fine stremato gli disse che aveva ricevuto notizie dalla società assicurativa in quanto fremevano per il buon andamento, poiché c’era in ballo un altro affare con il signor Krups. Poteva chiedere a Benassi. Santo incredulo lasciò andare Berigo, ma ordinò ai marinai di rinchiuderlo in una cabina al sicuro, dove solo lui poteva accedere. Intanto si precipitò da Benassi che gli confermò quanto aveva appena sentito. In quel momento Santo ebbe il mondo addosso. Tutti i suoi sogni crollarono, tutte le sue forze cedettero e l’amore per Sonia sembrò come un castello di sabbia appena abbattuto da un’onda impetuosa.
Come poteva Sonia prendersi gioco dei suoi sentimenti? Aveva avuto il coraggio di servirsi di lui, unicamente per una scommessa? Sonia! Ancora una volta gli sfuggiva, ancora una volta la perdeva. Non voleva arrendersi. Avrebbe portato a termine la scommessa e poi con i soldi avrebbe assecondato i suoi sogni per tanto tempo tenuti solo dentro. Il suo odio montò e divenne una tale sofferenza da privarsi del cibo per qualche giorno. Chiuso in cabina, buttava giù tutti i liquori che passavano sotto mano. Un pensiero sempre più insistente, però, gli diceva che forse si sbagliava, perché Sonia aveva giurato su sua madre di essere sincera. Dov’era la verità? Il paradiso vissuto alle Canarie era così lontano, come un ricordo di altri tempi. Si chiuse nel suo riserbo e si mostrò più duro del solito, giurando a se stesso di portare a termine il viaggio intrapreso a qualsiasi costo. “Capitano, abbiamo una nave battente bandiera marocchina sulla nostra rotta e ci insegue con una certa solerzia” fece notare Kaim, il mozzo della nave. “Dev’essere qualche soccorso mandatomi da Moreno, rispose Santo e si diresse nella cabina di comando”. Antonio", disse Santo al macchinista, "aumenta i nodi voglio prima accertarmi che siano veramente aiuti e non nemici”. “Capitano, siamo già al massimo”: “Potremmo nasconderci in qualche rada della costa e aspettare che passino avanti!” “Forse hai ragione, ma perderemo tempo prezioso ora che le condizioni atmosferiche sono per noi le migliori”. “E’ l’unica cosa che possiamo fare. Siamo completamente isolati e non ci è permesso nessun contatto. Raccogli tutto a sinistra, rasenta la costa, ci fermiamo aspettando che vadano avanti”. La nave ebbe una virata brusca e violenta, tanto che la moglie di Berigo stette di nuovo male. Nascosti in un rada ben protetti da una costa piuttosto alta da fare ombra, si uniformarono al colore del paesaggio aspro e roccioso della costa africana. Non fu una manovra facile, e non erano sicuri di farcela, ma dovettero provare. Il capitano era prudente anche in quel caso, e fu rapido nel sistemarsi in una zona d’ombra prima di poter essere avvistati. L’alta costa si prestava a questo mascheramento. Dopo che la nave marocchina fu abbastanza lontana, ripresero la rotta. Era interrotta ogni comunicazione con la terraferma. Le varie strategie adottate da Berigo, avevano immobilizzato o reso precario il sistema elettrico. Ogni sistema di comunicazione era di difficile utilizzo. Santo non poteva sapere se la nave andata oltre fosse la stessa inviata da Moreno. Essa poteva anche essere solo una nave pirata, gente senza scrupolo in cerca di razzie e ciò lo preoccupò notevolmente. Temeva allo stesso tempo di perdere la scommessa anche solo per aver chiesto aiuto. Al passaggio della nave davanti alle Canarie, Krups era in albergo che si teneva informato sui fatti e sulle difficoltà che si presentavano alla nave presa in scommessa. Mancavano ancora quattro giorni per la fine dell’impresa e malgrado i pericoli che incombevano sul buon esito dell’affare, Santo cominciò ad essere ottimista e a pensare che poteva anche farcela. Sonia, all’insaputa di Krups giunse a Santa Cruz per tenere d’occhio più lo zio che Santo. Ella temeva che Krups potesse sbarazzarsi di Santo appena la nave fosse arrivata a destinazione. Accerchiata da una folta schiera di amici cercava di contrastare lo zio e ambiva ad ogni costo di poter presiedere il momento in cui tutto sarebbe finito. Per certo sapeva che la buona riuscita della scommessa avrebbe riportato il Sonia nel porto di Santa Cruz da dove era partito. Sarebbe rimasta lì ad aspettare. Sentendosi più vicina a Santo, vedeva scongiurato il pericolo. L’8 luglio il Sonia giunse a Freetown, in Sierra Leone. Santo era in uno stato pietoso ma felice. Ora poteva essere fiero dell'impresa sostenuta. Era un eccezionale uomo di mare. Le peripezie che aveva dovuto escogitare l’avevano reso esausto. In cuor suo vi era orgoglio e soddisfazione, conscio del fatto che lo sforzo era stato ben ripagato. Sul tavolo della trattativa c’era un assegno di molti zeri, quasi inconcepibile, a suo nome, che Krups gli aveva mandato per mezzo dei suoi avvocati. Santo pretese che quei soldi gli fossero versati su un conto in una banca svizzera. Senza lasciar trapelare le sue emozioni salutò i suoi accompagnatori, prima Berigo al quale disse che aveva costituito per lui un vero ostacolo e che sperava di non incontrarlo più sulla sua rotta. A Benassi, che faceva le veci di Krups disse che non l’avrebbe chiamato nemmeno per dirimere una disputa tra bambini, che si era sentito offeso più che protetto. Salutò i suoi passeggeri e subito pensò alla partenza per Santa Cruz. L’incontro con Krups era l’ultima incombenza da sostenere. Partì con il solo equipaggio della nave. Si sentiva leggero e stentava a credere di aver portato a termine l’impresa. Non potè fare a meno di pensare a Sonia , a lei che si affacciava così prepotentemente nella sua mente. Sul ponte della nave guardava i flutti dell’acqua solcata che facevano spazio alla nave che avanzava. Qualche gabbiano dava un ultimo strepito, mentre ci si inoltrava in mare aperto. La nave era in condizioni veramente precarie, se non fosse priva di merce vuota, si aveva difficoltà a credere di potercela fare. Non dava alcun affidamento. Si trovava nella condizione di avere i motori sotto sforzo sin dalla partenza e, anche al massimo dei nodi, sbuffava come una caffettiera. Dopo 24 ore di navigazione difficoltosa il macchinista fece presente a Santo che i nodi scendevano pur accelerando .

“Spero di arrivare a Santa Cruz e lasciare per sempre questo rottame, nel frattempo dobbiamo fare miracoli,” disse Santo al nostromo. Sceso in cabina cercò un po’ di pace a tutte le emozioni che aveva provato. Voleva solo riposo assoluto e si distese chiudendo gli occhi, immaginando di assaporare l’arrivo, quando poteva sentirsi al sicuro economicamente e libero di scegliere. I suoi pensieri furono abbattuti dall’urlo di Kaim che diceva: “Al fuoco, al fuoco!”
Dalla cabina dei motori si era sprigionato il fuoco da lui tanto temuto. Berigo, con le sue strategie, aveva messo a segno un bel tiro. Santo si precipitò con il resto dell’equipaggio a spegnere le fiamme che non mostravano di voler morire. Fu un continuo alternarsi nella sala dei motori e quando tutto fu messo a tacere, c'erano ancora tanti piccoli focolai che  si ingagliardivano e si insuperbivano rapidamente che nulla sembrava intimorirli. Qualcuno con più lucidità o per eccessiva paura si occupò di lanciare SOS a tutte le navi di passaggio e anche alla terraferma. Santo, testardo come non mai, voleva sedare le fiamme senza arrendersi. Il lavoro si presentò massacrante e ingrato a quel gruppo stremato per le fatiche di una traversata. Era notte e una nuvola d’inferno toccava l’acqua a metà percorso dalle Canarie. Il fumo e l’aria irrespirabile rendevano tutto più lento e difficile. Si perse il controllo della nave, il fuoco aveva completamente invaso la cabina macchine. Quelli che la ancora contavano un po' di forze dentro dovettero abbandonare un'ala della nave e si riversarono sul ponte, consapevoli di non avere alternative. Santo si dimenava in mezzo alle fiamme per tirare fuori dalla cabina un compagno in difficoltà. Egli stesso respirava con fatica la poca aria rimasta a disposizione e subito divorata dall’inferno che allagava ogni cosa. Alle due di notte, stremati dalle fatiche, si accasciarono un po' dovunque, privi di una sola briciola di forza che potesse indurli a pensare che stavano per morire. Santo fino alla fine si tuffò nel fuoco come se non avesse accusasato il dolore prodotto dalle fiamme voraci e le vampate che lo soffocavano. Ora bastava anche solo salvare la pelle, ma sapeva bene che le loro sorti erano nelle mani di quel rottame. Fin in ultimo aveva cercato di non cedere alla stanchezza e di lottare come un dio più che un uomo e non si arrese nemmeno quando metà nave fu completamente in fiamme e dall’altro capo del ponte ebbe come una visione di tragedia ma impotente e incapace di reagire. Chiuse gli occhi come disperato per aver perso la battaglia e come vinto dal destino si accasciò come un cervo colpito in pieno, in attesa che l’agonia fosse quanto più breve possibile. L’incendio aveva fatto colare a picco il Sonia al largo delle coste africane poco prima delle Canarie.

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L'affare Sonia 15

“Come mai si è imbarcata?”                                                                                                                   “Una delusione d’amore! Ho bisogno di vedere nuovi posti, come per esempio la Sierra Leone, lontana dalla Spagna. La vita riserva brutte sorprese, capitano. Pensavo di avere tutto e invece mi sono trovata con niente”.                                                                                                                       
Quell’affermazione giungeva proprio al momento giusto, come se Cornelia glielo avesse letto nel pensiero. Quanto aveva ragione!  
“Non mi sembra una buona idea imbarcarsi con suo cognato su una nave merci e per giunta in piena scommessa da portare avanti. Ama il pericolo signorina Pedro?”
"Dopo quello che mi è accaduto non mi importa di nulla. Una delusione d’amore capitano è come una scommessa. Mi sono impegnata ed ho perso, e non è servito a niente, mi ha dimenticata per un’altra buttando dieci anni della nostra vita, durante la quale ho sacrificato tutto per lui.”                                                               
“Mi dispiace. Spero che si risollevi al più presto e pensi alla sua vita”.      
                                                        

Nel frattempo dall’altro lato del ponte, la porta della cabina si aprì sbattendo più volte mentre la pioggia cadeva all'interno con insistenza. Andò a chiuderla e nell’attraversare il ponte si inzuppò d’acqua. Ritornò da Cornelia che nel frattempo era rimasta ad aspettarlo, si tolse la camicia restando a torso nudo. Cornelia restò lì accanto come se fosse la prima volta che guardasse un uomo. Negli occhi aveva una certa malizia che Santo non tardò a capire. Era insistente e lui non riusciva a liberarsene. 
Non volendolo lasciare, gli disse che sapeva leggere la mano, un modo per fermarsi ancora a parlare con lui.“Non credo a queste cose”, rispose Santo.                                                                                    “Ci trova qualcosa di male? Lo prenda come uno scherzo e poi, forse saprà qualcosa sulle prossime ore. Molti mi hanno risposto come lei, ma poi si sono ricreduti. Vedrà che non si pentirà di aver detto si”.                                                                                                                                                              “Bene!, rispose Santo, più per mettere fine a quella conversazione che cominciava a dilungarsi. Cornelia trasse a sé la sua mano destra e ne scrutò il palmo. Poi adagiò la sua mano sul palmo e la strofinò come a voler togliere un velo d’opacità che la copriva. Una volta tolto il velo che offuscava la vista, guardò in modo interessante rendendosi conto degli eventi prossimi e della loro gravità e taceva malgrado i suoi occhi sgranati mal celavano situazioni poco piacevoli.                                      “Allora, mi dice qualcosa o ha perso la lingua? Su mi dica, non abbia paura”.Si comportava come un bambino incapace di resistere ad una sorpresa promessagli. “Non sono certo che ciò che sto per dirle possa aiutarla ma io vedo buio dappertutto. Non c’è alcuna luce o bagliore, come se si oscurasse qualcosa o fosse investito da questo buio. Cosa potrebbe significare secondo lei?"                                                                                                                                                          “Bè questo me lo deve dire lei che sa leggere ed interpretare, io sono fuori di queste credenze popolari”.                                                                                                                                                    “Potrebbe essere interpretato come stasi affettiva, lavorativa, qualche pericolo incombente!”               “Bè è come non sapere niente, è come se dicessi che tutti dobbiamo morire, il mistero però è quando e come, capisce? Lei vede il buio ma non  mi sa leggere il significato, dovrebbe essere più chiara”.                                                                                                                                                                         “Leggere la mano non è come dare i numeri. Sono tutte sensazioni che passano sul palmo da a lei a me, segnali che variano in modo quasi impercettibile. Ora lei mi chiede cosa sarà questo buio, io non glielo so dire. Interpreto questo buio come totale rottura con l’esterno, come se in lei ci fosse un impedimento”.                                                                                                                                           Santo cominciò a riflettere sulle difficoltà che stava incontrando sulla nave e chissà che non si riferisse alla situazione contigente. Cornelia forse sentiva un pericolo incombente. Egli si trovava in difficoltà a causa del cattivo tempo che lo aveva indotto a rallentare la velocità, aveva un motore sabotato, e nessuno più di lui era in seria  difficoltà. "Capitano mi ascolta?"
                                                                                                                                                                    “Si , ma mi sono ricordato che devo ancora controllare il resto della nave. La ringrazio, se ha bisogno di me, mi trova in cabina. Mi scusi adesso, ma devo scendere giù in sala macchine".
Cornelia rimase anche a pensare. Non sapeva come decifrare la lettura di quella mano. Ciò che aveva letto andava oltre quello che aveva detto ed ebbe paura per il capitano.                                     
Santo si scaraventò giù e accorse vicino al motore che era stato manomesso. Cacciò dalla tasca il pezzo trovato e capì che era proprio quello mancante. Qualcuno aveva procurato il guasto, ma chi? Benassi aveva interesse che la nave arrivasse a tempo per il signor Krups, mentre Berigo la scortava da parte dell’assicurazione. Cornelia non sembrava essere una traditrice e tanto meno la moglie di Berigo.  A questo punto gli indizi portavano ad un traditore proprio lì sulla nave. Tornò in cabina, prese una cartina della nave e analizzò i punti deboli su cui si poteva agire indisturbati. Il guasto a quel motore metteva sotto pressione l’altro con il rischio di un incendio, chi aveva tolto quel determinato pezzo sapeva che avrebbe provocato un cattivo funzionamento dell’altro con il rischio di un incendio. Capitava proprio ad una settimana dalla meta. Sapeva anche che ogni tipo d’impedimento avrebbe ritardato l’arrivo e la scommessa andava persa. Giunse alla conclusione che il traditore doveva essere un esperto che operava in sala macchine.                                                         In quel momento qualcuno bussò alla porta. Era Cornelia. La fece entrare e accomodare.                 “ "Le offro da bere?”                                                                                                                                      “Si, grazie Capitano, ne ho proprio bisogno. Pensavo, signor Stazio, che quel buio può essere inteso proprio come tale, cioè proprio come mancanza di luce, incapacità di vedere.”                                      “Ora ho altro da fare Cornelia, siamo in pericolo, qualcuno a bordo cerca di incendiare la nave e devo scoprire chi è prima che sia troppo tardi".                                                                                                "Posso aiutarla? In due si lavora meglio".                                                                                          "Chi mi assicura che non sia anche lei una spia?"
"Capitano come potrei se mi ha dato ospitalità sulla nave? Sono dalla sua parte".                                  Quello sguardo di Cornelia colpì Santo che si trovava tanto vicino da non resistere ai suoi occhi ammaliatori. Cornelia si vedeva già tra le sue braccia e piena d’ardore chiuse gli occhi sfiorando le sue labbra. Santo provò un attimo di tregua a quell’inferno in cui si trovava ma poi più vigile che mai la respinse. Cornelia a quel punto si avventò sul capitano facendolo cadere sul divano dove non ebbe più la forza di reagire.                                                                                                                                Si avvinghiò a lui come una piovra. Con un piede urtò il tavolino accanto al divano e il lume che vi era sopra cadde provocando un corto circuito che mandò via la luce. Fu in quell’attimo che Santo ebbe la forza di reagire alzandosi e correndo alla porta e catapultandosi giù in sala macchina. In un breve intervallo ebbe come una folgorazione: Cornelia si trovava con lui per permettere a qualcuno di poter operare indisturbato nella sala motori. Giù trovo la luce accesa per un gruppo autonomo dall’altra parte della nave. Scrutando attentamente notò che quel “qualcuno” aveva avuto il tempo di agire. Dopo un giro di ispezione spense le luci e mentre risaliva, un tonfo lo fece retrocedere lentamente guardandosi intorno con circospezione. Accese di nuovo la luce e gli prese un colpo quando vide il signor Berigo colto in flagrante.

http://miosole.blogspot.it/2016/09/laffare-sonia-14.html

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L'affare Sonia 14

-“Zio, Micky è innamorato di me, me lo ha confessato e non posso illuderlo perché io non lo amo.”             
Krups aveva uno strano modo di convincere le persone. La sua era una tattica lenta e progressiva, mite, tenace. Il suo motto era mai mollare la presa e adottò lo stesso metodo con Sonia.                               
-“Cara nipote vivi nel lusso e nello sfarzo da sempre. Questo mondo ti appartiene e sai come funziona. Per te nessun sacrificio. Micky se non è riuscito a trovare l’anima gemella, non è a causa tua. Sappiamo bene che il ragazzo ha avuto seri problemi di nervi, è stato curato ma continua ad avere crisi senza che se ne conosca la causa. Questo è il motivo per il quale non riesce ad affrontare il lavoro e proprio per questo che il padre vende. Forse con te troverebbe una svolta alla malattia. D’altra parte non vedo niente di male se tu prendessi in considerazione la possibilità di dare una svolta alla tua vita travagliata e sposassi quell’uomo.                                                                           -“Zio mi sembra che tu non capire che  non amo Micky.”                  
-“Cara non sei obbligata a darmi le tue spiegazioni, ma rifletti su quanto ho detto. Perdonami se mi 
sono dilungato un po’ troppo, la mia era una visita affettuosa e non 
d’affare.”                                                 
  
-“Zio sei sempre un inguaribile egoista.”                                                                                                    -“Adesso ti lascio perché tu possa riposare. Tornerò con zia Maggie.”                                                                  
Sonia, appena lo zio andò via, pensò che non era saggio rivelargli la verità per distoglierlo dal suo disegno, ma sapeva anche che lo zio non avrebbe mollato la presa facilmente.                                           
La zia Maggie, il giorno dopo, andò a farle visita da sola. La donna sembrava guardinga,volutamente sola per dirle qualcosa.                                                                                                                        
-“Zia Maggie ti aspettavo con zio John!”                                                                                                    -“Ho qualcosa da proporti che lo zio non può sapere.”                                                                                             
Sonia quasi si spaventò per la visita improvvisa  e per il fatto che per la prima volta lo zio non entrava in una faccenda familiare era messo 
da parte.                                                                                                                                                              
-“Ci tengo molto a te Sonia. Ho promesso alla buonanima di tua madre che avrei vegliato su di te e sono preoccupata per te. So che cosa provi per Santo e ciò che lui prova per te. Siete fatti l’uno per l’altro, ma ci sono dei problemi. La moglie di Santo crede che il marito sia in India e non è informata della nuova situazione e fra l’altro aspetta un figlio. Non so come zio John abbia avuto tra le mani la lettera e crede che Santo stia barando in quanto scrive alla moglie cose non vere. Conoscendo lo zio penso che abbia capito che Santo o tradisca la moglie e quindi le  racconta bugie o tradisca lui. Noi due sappiamo che sta tradendo la moglie, ma mi preoccupa la situazione di Santo. Tuo zio  pensa che lo stia imbrogliando, gliela farà pagare molto cara. Noi dobbiamo fare in modo che sappia che lui, invece, sta imbrogliando la moglie trovando un modo semplice.”                           
-“Zia, come è possibile? La moglie lo crede in India?”                                                                            - “Lo zio ha avuto in mano una lettera precedente e credendo Santo un imbroglione ha risposto alla sua lettera al suo posto dicendo alla moglie che si trovava in India.”                                                                     
--“Quale pasticcio, zia, rispose 
Sonia!”                                                                                                                          
La zia, d’altra parte stava mentendo perché era stata lei a fare il primo passo e a scrivere alla moglie di Santo, ma questo glielo aveva celato temendo di aver fatto un pasticcio irreparabile.                          
-“Se tu dicessi allo zio come stanno le cose, lui si placherebbe e non avrebbe modo di pensare che Santo stia barando.”                                                                                                                                  -“Zia non sai cosa mi ha chiesto lo zio?” "Che cosa?"                                                                                                                                                                                   
-“Vuole che mi faccia corteggiare da Jeffrey Connelly perché con i soldi della scommessa, che pensa
di avere già in mano, vuole acquistare la flotta del padre!”                                                                                 
-“Davvero? Non ci posso credere! Allora bisogna sbrigarsi. Dobbiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi.John ha inviato un suo commissario per accertarsi che tutto proceda bene e  non arrivano notizie: molto strano!”                                              
-“Zia ho paura che Santo sia in pericolo, dobbiamo aiutarlo.”
-“Credo anch'io.”                                                                                                                                                                          
-“La sua prossima sosta è Santa Cruz. Gli accordi erano di fermarsi a Cartagena, Canarie e destinazione.”                                                                                                                                  
-“Zia , ci sarò io ad avvisarlo. Parto subito, tu inventa una scusa con zio John, ce la farò giusto in
tempo. Prendo il primo aereo.                                                                                                                                        
Santo sul ponte della nave combatteva un brutto tempaccio. Come chi comincia ad avere qualche timore, guardava in giro per vedere  che ogni cosa fosse al suo posto. L’acqua scrosciava da tutte le parti. Il leggero giubbotto che doveva ripararlo era inzuppato fradicio. Correva da un lato all’altro per accertarsi che non ci fossero perdite o danni alle fiancate. In un barile accanto al boccaporto sistemò alcuni buglioli e cavi che potevano essere utili. Lì sul fondo del barile trovò alcuni pezzi di bulloni molto grandi e una fiamma ossidrica. Gli tornò il sospetto di un nemico a bordo. Pensò che  non fosse il caso di fidarsi ancora di tutti coloro che lo accompagnavano. Da quel momento avrebbe contato solo sulle sue forze. Durante la notte decise di andare in sala macchine a controllare se i pezzi recuperati appartenessero al punto in cui era stata scoperta la mancanza di bulloni. Intanto non riusciva a comunicare con la terra ferma. Era impossibile parlare con i porti più vicini e bisognava far fronte al cattivo tempo. Lo stretto di Gibilterra era alle spalle e la paura del mare aperto in una notte di tempesta cominciava ad essere inquietante. In un tentativo disperato  riuscì a prendere la comunicazione con Moreno. Al telefono rispose Alida. A sentire la sua voce, Santo non ebbe parole, rimase con la bocca aperta nell’impossibilità di parlare.
 Alida rispose con apprensione e Santo agganciò. Non fu difficile capire cosa stesse succedendo a casa, ma ricordando il pericolo in cui si trovava ritelefonò deciso a parlare comunque. Questa volta fu Moreno a rispondere e con uno sforzo notevole che avrebbe fatto volentieri a meno, gli chiese aiuto. Moreno, dapprima con esitazione, rispose balbettando, poi riuscì a controllarsi, prese le coordinate della nave e lo rassicurò. Avrebbe mandato rinforzi da Rabat dove aveva amici fidati. Nel ringraziarlo, Santo gli chiese di salutare per lui la moglie. Moreno non riuscì a trovare le parole di circostanza e lo salutò con un freddo ciao. Il pericolo in cui si trovava non gli aveva permesso di fare domande su cosa stesse accadendo. Avrebbe voluto delle spiegazioni, notizie del bambino, la correttezza di essere messo al corrente, poi la ragione prese il sopravvento e si disse che lui non era stato migliore a nascondere la verità e per la prima volta fu invidioso di Moreno.                                         
 Emergeva un certo orgoglio ferito, soprattutto per avere la moglie in attesa di un figlio suo e un rivale che l'’aveva già messo alla porta.                                                                                                       
Quella stessa notte Santo scese nella sala macchine e avvicinatosi al motore sabotato notò che il pezzo che aveva in mano era l’esatto mancante. Seduto a terra accanto ad un sacco di iuta non potè credere che il signor Benassi e Berigo costituivano un pericolo reale. Il tempo diventava più brutto del previsto: acqua, lampi, tuoni si alternavano con un ritmo preciso. Dall’oblò notò, con la luce dei lampi, un cielo carico di nuvole grigie che da un momento all’altro si sarebbero scaricate.  Pensò di essersi cacciato in un bel pasticcio. Era stato un ingenuo a ritenere di potercela fare. Non aveva pensato ai problemi reali, ai commissari, alle condizioni precarie della nave, al carico di grano che non doveva subire danni. Fu preso dallo sconforto, dalla stanchezza e nella mente si affollavano tanti pensieri che fecero crescere in lui malessere e sconforto. Temeva che Sonia avesse potuto prendersi gioco di lui, dubitava del suo amore. Pensava a Krups che lo aveva usato per le sue scommesse  così come pensava anche al suo egoismo e ingorda voglia di fare soldi. Poi pensò che se la scommessa avesse avuto un buon esito con l’introito avrebbe acquistato navi, il suo sogno di sempre. A quali condizioni avrebbe raggiunto il suo scopo? L’impresa stava mettendo a dura prova la sua forza, i suoi sentimenti, le sue certezze. Cercò di convincersi che si stava comportando come un bambino che necessita di gratificazioni per procedere nel lavoro e che era un uomo, la sua vita dipendeva solo da lui e quello era un momento importante. Per adesso la tempesta doveva essere superata con un motore a pezzi, aveva lanciato un SOS al suo amico. Avvicinatosi al macchinista gli ordinò di virare verso Rabat e di non aprire bocca. Salì sul ponte ma era impossibile poter uscire. Ferma sull’uscio c’era la signorina Cornelia Pedro, cognata di Berigo.  Era una ragazza molto dolce con lunghi capelli neri e lisci, due occhi grandi da cerbiatta e una bocca carnosa rossa. Lo guardò con il fuoco negli occhi. Santo fu sedotto dalla sua bellezza, da quello sguardo intenso. Cornelia non gli staccò gli occhi di dosso e lui la guardò con lo stesso interesse.                                                                         

-“Buonasera capitano, sono Cornelia Pedro, la cognata del signor 
Berigo.”                                                           
-“Molto lieto signorina. Non è certo la serata giusta per scrutare l’orizzonte. Mi dispiace che sulla mia nave non abbia trovato la sistemazione giusta che le permetta di riposare bene.”                                                           
-“Oh non dica così, sono molto curiosa quando mi trovo in una nuova situazione, di solito sto sveglia fino all’alba, poi questo cattivo tempo mi fa venire mal di mare”.


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L'affare Sonia 13

Lampi e tuoni si scatenarono in quel tratto di mare nei primi giorni di luglio. Il capitano, nonostante le iniziali avversità, cercò di riposare in mezzo a quella tempesta dove peraltro non si poteva che sperare e pregare.

Alida sdraiata sotto gli aranci del giardino paterno si godeva la frescura degli alberi in un iniziale torrido luglio.  Era entrata nel quarto mese di gravidanza e cercava il riposo come mai prima. Era il terzo figlio e il dolore che le aveva dato Santo aveva reso quello stato ancora più pesante. Nel suo cuore cercava una giustificazione al comportamento di Santo. Avvolta nei suoi pensieri stentò a capire di avere delle fitte. Accorse in casa e si fece accompagnare in ospedale. Moreno andò da lei senza trattenersi, prestandole cure e attenzioni come a una moglie. Alida, dopo due settimane di cure e di riposo, perse il bambino con sua grande amarezza. Questo figlio era andato via con il padre. Santo aveva preso le sue ultime cose e la casa ora era veramente vuota. Tutto le sembrava un castigo: doveva ridare ciò che aveva preso. Il marito non era mai stato completamente suo. Restavano Marika e Federica, le sue uniche certezze. Sarebbero state solo sue. Santo avrebbe dovuto chiedere il permesso prima di poterle vedere. Avviò le pratiche del divorzio e cercò di preparare un piano affinchè le due bambine restassero con lei. Moreno si avvicinò a lei con tatto e tanto amore e Alida non oppose alcuna resistenza perché ora, più che mai, era consapevole che Santo non sarebbe più tornato da lei. L’amore spezzato tra lei e il marito era qualcosa di molto doloroso, ma capì solo allora che era stata la causa del suo dolore. Nell’attesa che Santo prendesse atto del divorzio, Alida e Moreno decisero di andare a vivere insieme con le bambine in una casa di loro proprietà sui colli.  All’inizio le piccole erano contrarie poi, grazie all’affetto di Moreno, si abituarono e fu tutto più naturale.D'altra parte le bambine vedevano il padre a fasi alterne ed erano abituate alle sue lunghe assenze.



La nuova situazione fu taciuta a Santo, il quale si preoccupava per le figlie, ma era alquanto vago con Alida. Ora non doveva più nascondere alcuna cosa, tutte le carte erano scoperte e la moglie conosceva bene i suoi sentimenti.
 Dall’altro capo del mondo Sonia era tornata alla sua vita di sempre: agiata e ricca di interessi. La parentesi  alle Canarie l’aveva come rinverdita. Euforica e piena di entusiasmo affrontava le sue giornate col pensiero che Santo sarebbe tornato definitivamente. Lo zio le aveva ricordato che tra qualche giorno ci sarebbe stato un gran galà per la scommessa effettuata e il circolo, presso il quale operava, offriva all'armatore un momento tutto personale. Sonia doveva trovarsi lì prima di suo zio perché questi avrebbe avuto qualche ritardo. Sonia era ben lieta di partecipare ad una festa dove l’eroe era proprio Santo anche se solo virtualmente.                                        
 Arrivata alla grande villa di Long Island fu ricevuta da Micky, il figlio dell’armatore Jeffrey Connelly, un uomo sulla quarantina, grande esperto di navi e …di donne. Da tempo solcava i mari della bella Sonia senza successo. Ormai aveva perso ogni speranza pur subendone il fascino e ogni qualvolta la incontrava era sempre gentile, dolce e affettuoso sembrando di nutrire un’ultima speranza.                                                                                                                                                                         
“ Cara Sonia , vederti è sempre un piacere immenso !”                                                                             “ Ciao Micky , chiedo venia per il ritardo, ma spero mi perdonerai!”                                                       “Conosco le donne e l’attesa è il momento più bello per conoscerle perché ti devi sforzare a capirle
come non si farà più in seguito.”                                                                                                                “Sempre originale!”                                                                                                                                   “Per te  questo è poco.”                                                                                                                             “ Mi stai adulando Micky”                                                                                                                                     
“Tranquilla ho perso le speranze con te, ma posso sempre ricominciare!”                                              “Non potresti ora che sono di nuovo in compagnia!”                                                                                 Micky divenne quasi serio: “Dici sul serio? E chi è quel fortunato che già invidio e odio con tutto me stesso?”                                                                                                                                                        “Non te lo dirò perché non saresti capace di mantenere un segreto!”                                          
“Vuol dire che se la cosa è seria il segreto non serve o devo arguire che la sua presenza questa sera
è molto vicina a noi?”                                                                                                                               Sonia consapevole del fatto di aver parlato troppo cercò di aggiustare le cose cambiando discorso:            
“Tu piuttosto, cosa mi dici? Hai trovato l’anima gemella?”                                                                        “ Nessuna eguaglia te e sei diventata il mio termine di paragone, aspetto con pazienza che
tu ti decida”.                                                                                                                                              “Mi dispiace Micky, disse Sonia in modo serio, so di averti dato un dispiacere, ma non mi piace
illudere le persone e con te sono stata chiara”.                                                                                           “Lo so cara, lasciami almeno la speranza di potercela fare.”                                                                     I due si avviarono all’interno della villa dove si teneva un ricco buffet. Nella sala adiacente si ballava a ritmo di blues. Il signor Connelly, padre di Micky, andò incontro a Sonia con un bicchiere in mano.                                                                                                                                                          “Brindo al tuo splendore mia cara! Sempre bella e in gamba!”                                                                “Grazie signor Connelly, mio zio sarà qui a momenti!”                                                                             “E’ sempre un piacere la compagnia di suo zio, questa festa è per la sua grande scommessa e spero arrivi quanto prima”.                                                                                                                                   Sonia salutò la grande aristocrazia newyorchese: la signora Sandy Connelly amica della sua cara mamma, il fratello di Micky, Tom, molto più giovane, la sua ragazza Jennifer e altri amici dello zio. Quella casa le era nota da quando era ragazzina e ne conosceva ogni meandro. Tutto quel benessere sembrava stantio, irrespirabile, a tratti la nauseava. Quella vita sapeva di noia, di poca fantasia, colore, tutto così scontato senza mordente. La sua forza era Santo e da solo valeva quel mondo. Aveva ancora il suo respiro lì sul viso e aspettava con ansia il momento di riabbracciarlo. La sua assenza era insopportabile e lì nel chiasso e nello sfarzo sognava di ballare con lui. La signora Baker, una novantenne arzilla e vivace la portò in disparte per parlare del nipote Mickey.
 “Il mio povero ragazzo non fa altro che vedere lei Sonia. Vedesse nella sua camera ha creato un poster con su il suo viso. Ah, spera sempre in un suo ritorno. Sa ha acquistato un nuovo cavallo, uno stallone giunto dall’Argentina che ha chiamato Sonia, Son per tutti gli altri. A me quel povero ragazzo confida tutto, sa che mi resta poco tempo e porterò via tutti i suoi segreti e mi ha detto che se non ci sono più speranze non prenderà nessun’altra”.                                       
Sonia ascoltava senza fiatare. Non aveva mai saputo di questa venerazione nei suoi confronti e si  rammaricava per la sofferenza di quel povero ragazzo.                                                                          “Mi dispiace signora Baker, ma Mickey lo sa, ne abbiamo parlato.                                                        “Sa quel ragazzo è capace di tutto, per una delusione potrebbe anche ammazzarsi.”                              “Oh, non dica così!”                                                                                                                                   “Lo dico perché ho visto la sua pistola nel cassetto dello studio. Di tanto in tanto va nel cassetto la prende, l’accarezza e la risposa. Lui non sa che io l’ho visto più di una volta.”                                  
“ Non dica così signora Baker che non posso crederci”.                                                                                    
L’anziana donna era riuscita a captare l’attenzione di Sonia che cominciava a credere seriamente a quella storia. Pensava a quanto fosse crudele soffrire per amore e Mickey soffriva per lei.    
In quel momento, Micky la rapì letteralmente e la condusse in pista per un lento caloroso. Sonia non potè sottrarsi a quella morsa e dopo poco chiese di poter bere un po’ d’acqua ma, non ebbe il tempo perché cadde a terra svenuta. Accorsero in molti. Micky la condusse nella stanza con i divani, la distese e le accarezzava la mano. Sonia ebbe la sensazione di essere caduta nella tana del lupo e chiese subito di ritornare a casa.                                                                                                   
Al suo ingresso alla villa, John Krups notò l’assenza della nipote e prese il fatto come una mancanza nei suoi confronti, poi dovette convenire che Sonia aveva avuto un malore e cominciò a preoccuparsi seriamente.                                                                                                                                  
 Il controllo medico del giorno dopo chiarì l’accaduto in modo esplicito, poiché le fu detto che era incinta. Fu una notizia che non si aspettava. Avrebbe dovuto dirlo a Santo ma come? Come avrebbe preso la notizia zio John? Che cosa avrebbero pensato le figlie? Si era cacciata in un brutto pasticcio. A pensarci bene quel figlio era una benedizione per lei. Il figlio dell’amore, del suo amore. Come poteva salvare la sua reputazione alla luce del fatto che non avrebbe fatto il nome di Santo? Avvisare lui in quel momento era impossibile, ma d’altra parte doveva pur dirlo al suo uomo, era quasi un dovere.                                                                                    
John Krups andò a fare visita alla nipote il giorno seguente per accertarsi che non ci fosse nulla di grave.                                                                                                                                                          Sonia gli nascose il reale motivo del malessere. Krups le parlò di Micky Connelly, di Santo che aveva avuto qualche problema, della scommessa che se fosse andata in porto, gli avrebbe fruttato un bel po’ di quattrini da investire in un altro affare. E fu circa questo nuovo affare su cui ruotò la conversazione con Sonia.                                                                                                                             
“Cara ti dico subito il mio sogno! Sai che non riesco a nasconderti proprio nulla! Ho saputo che Jeffrey Connelly ha deciso di liberarsi della sua flotta, una notizia costatami molto: 20 navi sparse tra l’Atlantico e l’Oceano Indiano che vorrei rilevare. Sei la prima persona alla quale lo dico. Certo è che il dolore di quel figlio non ancora accasato lo fa tentennare dal vendere. Se tu potessi giocarti quel ragazzotto di Micky, mi faciliteresti di molto il compito. Il povero Jeffrey non ha bisogno di quelle venti navi, ha fatto tanti investimenti che da soli gli frutteranno come funghi.                    
“Zio ti rendi conto di che cosa dici? Io non posso illudere quella persona, non ne sono innamorata!”                                                                                                                                                             “Cara, voi donne avete arti che noi uomini possiamo solo immaginare. La compagnia femminile vale molto più di venti navi. Per quanto può sembrare venale non tradirei mai tua zia, è la persona più alta nella scala dei miei valori. Diciamo pure che dovresti tenere la corda fino a quando non prendo le navi, ovviamente dopo la vittoria della Sonia.”

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L'affare Sonia 12

Il Sonia salpò da Napoli a metà giugno. Santo partiva con tanta tristezza nel cuore. Alida si era stabilita dalla madre per non restare sola durante la sua assenza. I rapporti tra di loro si erano spezzati senza alcuna possibilità di ravvicinamento. Vi era una grande confusione per il loro futuro. La nave partiva nelle migliori condizioni possibili. A bordo vi era un nuovo equipaggio, mentre Moreno e Cicione lavoravano per una ditta del golfo per brevi percorsi. Moreno era a  conoscenza dei fatti nei minimi particolari. La nave era diretta a Città del Capo, il carico  era in eccedenza e il cargo quasi un rottame. La scommessa era proprio questa: riuscire a trasportare un grande carico con poche possibilità di farcela viste le condizioni della nave. Il pericolo cui andava incontro Santo era notevole, ma vedeva in quel viaggio una speranza: acquistare una completa autonomia economica che gli permettesse di crearsi una solida  posizione, insomma tutte le speranze erano riposte in quel viaggio. Fisicamente non era al massimo delle forze e psicologicamente ancor meno. 
                                                                                                                                     
Quella mattina di splendido giugno gli mise il buon umore e l’euforia si fece largo tra tanti pensieri bui e tristi. Avrebbe dovuto raggiungere la meta per la prima decade di luglio. Sereno si avviò per il suo mare che riusciva a domare e a conviverci. A bordo aveva un commissario  per conto del signor Krups. Doveva riferire movimenti e situazioni ed essere di aiuto per il capitano. Prima di salpare c’era stato un sopralluogo da parte degli scommettitori e due funzionari della parte avversa.  Essi constatarono che realmente lo stato della nave era precario e  che difficilmente sarebbe giunta a destinazione. Tutto il circolo “Vento in poppa” aveva scommesso sull’impossibilità dell’impresa e contro Krups che invece era convinto della buona riuscita della traversata.  Intanto aveva predisposto che, in caso di pericolo, un aereo personale avrebbe portato sano e salvo il capitano a terra. Santo era sicuro di farcela. Sul ponte della nave, guardava in lontananza mentre Sorrento e tutta la costa si allontanava da lui. Guardò sulla colline, il pensiero andò a casa, e in quel momento, starne lontano, sarebbe stato un bene o forse una mascalzonata per assentarsi proprio ora. Ma gli impegni sono impegni! In quella traversata si racchiudevano  tutti i suoi progetti. Sarebbe stata una prova così grande che non poteva deludere per primo se stesso. Ci teneva a vincere, doveva farlo, come dimostrazione di quello che era e di cosa aveva costruito in tanti anni di navigazione. Che ne sanno coloro che restano della vita di un uomo di mare lontano da casa? Conoscono il suo valore da quello che porta, come uno stipendio sicuro, per la famiglia, per il suo benessere. ci si priva di momenti familiari, di piccole soddisfazioni, di vita regolare! Che ne sanno della malinconia di quando il mare batte ai fianchi mentre corri verso un porto lontano e non sai se torni? Che ne sanno dei pericoli che vivi ogni giorno sull’acqua? Mare e terra, due mondi lontani, dove l’uno non sa dell’altro. E anche un uomo di mare, che ne sa della vita che scorre a terra tra mille preoccupazioni e gestione familiare? 
Sono due forze contrapposte dove l’una non conosce l'altra. Si mancano per troppo tempo, si vivono per poco, si dimenticano e si ricordano e la vita scorre più nella memoria che nella realtà. E la forza di un legame vive nel silenzio, in un altare dove offici la tua messa, fai promesse e aspetti. Speranza e attesa le uniche compagne, paura quasi sempre, e crescita continua dell’uomo che sei. Santo era cresciuto sull’acqua, tra i flutti del mondo, sulle coste dei continenti, nei porti affacciati sugli Oceani. Quella vasta distesa d’acqua era come il grembo materno, stava sempre a partorire la sua vita, non sapendo di uscirne ad ogni viaggio. Questo era il viaggio della vita, del cambiamento, lo sentì sin da quando mise piede sulla nave. Era pronto a quel passo e niente lo avrebbe fermato. Sonia gli dava una forza incredibile e stare a bordo di una nave col suo nome, era come una benedizione. Rievocava i momenti passati insieme. Ora col vento tra i capelli provava tanta libertà che nessuno poteva comprendere. Dopo una felice partenza, la nave procedeva senza alcun problema rilevante. Tutti erano al lavoro: i commissari erano immersi nelle loro carte, l’equipaggio si adoperava al meglio in previsione di ricchi premi anche per loro in caso di vittoria.   “Capitano, allora, se il legno procede bene ci fermeremo a Cartagena dove prenderemo un altro collega che si recherà con noi in Sudafrica” gli confermò il signor Benassi, dopo aver sbirciato le carte. “Speriamo di poterci attenere all’itinerario approntato”. Il tempo era buono, il mare tranquillo. Attraccarono nel porto di Cartagena. Il commissario Benassi, coadiuvato da alcuni colleghi del posto, si occupò della nave mentre Santo scese a terra per un breve lasso di tempo. Seduto in un bar del porto pensava che era stato semplice fin li poter seguire la nave. Il carico si faceva sentire, ma non era poi così preoccupante. Analizzò tutti i possibili rischi e le strategie da attuare in caso di difficoltà. Ma come chi conosce solo la voglia di vincere, non riuscì a formulare alcun progetto in caso di difficoltà serie. Aveva in mente solo di vincere, vincere ad ogni costo! Ad ogni costo, fu la sua ultima parola. Salì a bordo e trovò tre passeggeri in più: il signor Berigo con sua moglie Melina, una greca, e la sorella di costei Costanza. Il signor Benassi spiegò a Santo che i passeggeri avevano chiesto gentilmente di essere trasportati a Freetown in Sierra Leone. Il commissario era a conoscenza solo del signor Berigo e non sapeva che questi portava con sé la moglie e la cognata. Il signor Berigo fu cordiale. Egli rappresentava la società che assicurava la nave  da parte degli scommettitori. Santo non fu molto contento dei passeggeri in più che si trovò a bordo, perché come comandante era responsabile della loro incolumità, ma, dal momento che riteneva di dover vincere, l’ottimismo gli fece accettare gli ospiti. A sera, quando tutti dormivano, passò sul ponte per assicurarsi che essi stessero realmente riposando e a loro agio. Si rese conto di non aver conosciuto le due donne ed era strano che il signor Berigo, in un momento delicato come quello, volesse portarsi dietro la moglie e la cognata. Lì sul ponte c’era proprio Berigo a fumare il suo sigaro.

 “ Signor Berigo la facevo a letto” disse Santo meravigliato.                                  
 “Sa il mio lavoro è quello di assicurare alla nave una certa…… diciamo così stabilità di percorso.
Durante la scommessa potrebbe esserci un sabotaggio e in quel caso la mia società non assicurerebbe alcun pagamento”.                                                                                                  

“Certo, fece Santo, si è smobilitata la marina per questa operazione”.                                                       “Più di quanto possa immaginare” rispose Berigo.                                                                                “Stia tranquillo che io vigilo per lo stesso motivo. Qui l’unico nemico è il cattivo tempo e se succedesse qualcosa del genere anche lei non potrebbe fa nulla”.                                                              
Sceso in cabina Santo si riversò sul divano a rimuginare i pensieri della giornata, lo scalo a Cartagena, poi si soffermò sulle due donne salite a bordo. Cominciò a preoccuparsi per la loro sicurezza. Al tempo stesso era più forte il pensiero di Sonia, a quando l’avrebbe rivista di nuovo. Si erano dati appuntamento subito dopo aver portato a termine l’operazione. Santo avrebbe spiegato alla moglie come stavano le cose e l’avrebbe preparata al distacco. Sonia era diventata il suo pensiero dominante e riusciva a placare la sua frenesia di vederla solo perché impegnato in un’operazione altamente rischiosa. Nel vortice dei suoi pensieri riuscì a sentire alcuni tonfi sul ponte. Alzatosi dal divano aprì la porta per ascoltare. Accertatosi che non c’era motivo di preoccuparsi, la rinchiuse, spense la luce e rimase ad occhi aperti ad accarezzare i suoi sogni più belli. All’alba fu svegliato da un ululato di vento. Si affacciò all’oblò e vide ciò che non avrebbe voluto vedere: il cattivo tempo si stava facendo strada. Si consultò con il macchinista. Costui riferì che il peso del carico impediva di andare a velocità maggiore e che se fosse imperversato il cattivo tempo doveva fare i conti con il motore. Gli ululati si facevano più forti e grosse ondate arrivavano con una tale intensità sulle fiancate della nave che la moglie di Berigo ebbe bisogno del medico. Il dottor Fuiro, uno spagnolo accorse nella cabina e trovò la donna in preda ad una reazione eccessiva di mal di mare. Il capitano fu messo al corrente della visita medica e subito si precipitò nella cabina del signor Berigo. Intanto ispezionò la nave al meglio. Il Sonia non era ancora un carroccio ma non aveva mai sostenuto la stazza giusta, aveva sopportato sempre un peso maggiore alle sue reali possibilità.  Giù nella stiva il grano era ammassato da ogni parte e la nave sembrava cedere sotto il peso. Santo ritornò in sala macchine, ispezionò con macchinista le varie parti e notò il sovraccarico.                                                                                                                                                     
 Vi era un problema al motore e cercò di sbloccare la situazione con l’aiuto di due mozzi e il meccanico
bordo.                                                                                                                                       

“Capitano,qui manca un pezzo!” gli disse il meccanico.                                                                                                 
“Che vuoi dire che non c’è mai stato o è andato perduto?” fece Santo.                                                                  


“ Dico che è stato spezzato!”                                                                                                                                               
“Sono sicuro capitano che è andata così!”                                                                                                              
“ Vuoi dire che c’è stato un sabotaggio?”                                                                                                      
“Sicuramente! Guardi qui capitano, vede, manca il pezzo che raccorda le due parti”.                                                    
“Che cosa si può fare?”                                                                                                                                                   
“Al momento possiamo saldare in questo punto ma se salta non c’è più la possibilità di riprendere
il tutto”.                                                                                                                                                                                     
“Datti da fare Nico! Prendi due ragazzi e staccati solo quando hai completato il lavoro!”                                        La signora Berigo si era addormentata e il marito era rimasto in camera a sorvegliarla! Santo fu da
loro subito dopo il sopralluogo ai motori.                                                                                                                                      
“ Ci siamo, signor Berigo, c’è un problema al motore. Un mio uomo sta cercando di riparare il guasto”.                                                                                                                                                        
“Sono in buone mani signor Stazio, è l’uomo sul quale la compagnia ha scommesso e questo
significa che ha delle ottime qualità. Ho fiducia in lei”.                                                                                          
“E’ molto deludente signor Berigo che anche lei, che dovrebbe condividere le mie paure, si pone
invece come spettatore”.                                                                                                                                  
“ Vorrà mica pensare che ho sabotato io la nave? Le dico subito che i miei interessi sono che questo catorcio arrivi a destinazione per salvaguardare la mia società assicurativa. Visto che tutto è in regola in qualità d’assicuratore della Bruckner bank dovrei sborsare 5 milioni di euro, facendo i conti l’equivalente valore della scommessa.                                                                                                          
“ Allora cominci ad aprire gli occhi visto che è qui per sorvegliare. Di sicuro abbiamo a bordo un nemico. Bisogna individuarlo”.                                                                                                                            
“Stia tranquillo, sono dalla sua parte signor Stazio”.                                                                                             
Santo non fu tranquillizzato dal discorso di Berigo, sembrò oltremodo preoccupato da come questi poneva il problema.                                                                                                                                     
Appena chiusa la porta della cabina dietro di sé Santo chiamò l’armatore Krups che non rispose a telefono. La situazione si faceva seria ed aveva l’impressione che l’impresa sarebbe stata ardua. Voleva a tutti i costi conoscere l’idea dell’armatore ma si ricordò che la scommessa non prevedeva alcuna comunicazione tra le parti, né l’armatore, né i suoi amici napoletani.                                                                                                                             
Fatte le dovute considerazioni era chiaro che il commissario Benassi da parte dell’armatore e il signor Berigo per le assicurazioni erano i soli interlocutori sui quali poter fare affidamento. In teoria erano entrambi dalla parte di Santo, ma in pratica qualcuno barava. Oltre a portare la nave a destinazione Santo doveva vedersela con i due sospetti commissari.                                                                         Intanto il cattivo tempo sembrò voler infierire ancora di più sulla situazione e la bufera arrivò presto. 

http://miosole.blogspot.it/2016/08/laffare-sonia-11.html

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